RED CAIN

RED CAIN

"RED CAIN"

A cura di Robin Bagnolati

La band di cui parliamo oggi fonda le sue origini nella provincia di Alberta (Canada), quando nel 2012 inizia a farsi largo durante numerosi live. I Red Cain nascono come progetto industrial/gothic, virando ben presto verso nuove strade, arrivando ad un Experimental Progressive Metal a tinte Melodic. Dopo due anni di fermo, la band ritorna in circolazione e sforna il suo primo EP self-titled, con una lineup leggermente modificata rispetto agli inizi: Evgeniy Zayarny (voce), Brendan Doll e Allan Chuley (chitarre), Rogan McAndrews (basso e cori) e Samuel Royce (batteria), coadiuvati dal lavoro alle orchestrazioni dal talentuoso William Lancaster. Interessante il gioco di colori del suggestivo artwork, che ricordano le prime immagini stampate per la vista in 3D.

 

Ma passiamo alla musica, con la prima delle 4 canzoni del disco, che si intitola “Guillotine” e che vede alle chitarre la collaborazione di Wolf Of Transylvania: chitarra classica in partenza e un’orchestrazione che cresce fino all’esplosione del suono della band. Oltre agli strumenti dei nostri musicisti si percepiscono anche suoni da sintetizzatore. Il cantato è clean ma aggressivo, la ritmica incalzante con momenti in cui la batteria viene triggerata. Una grande energia che si interrompe a metà canzone, dove prende possesso della scena un momento sinfonico, che lascia di nuovo il posto al Metal, con un bello ed elaborato solo di chitarra. Prima del ritorno del cantato assistiamo all’incontro tra Metal ed elettronica, in questo caso ben riuscito. “Dead Aeon Requiem” parte con la chitarra e la sua melodia dolce, che continua anche dopo l’ingresso della voce. Anche qui batteria triggerata, ma che insieme al basso forma una base ritmica incredibile, anche quando il basso si stacca per ritrovarsi quasi a duettare col cantante, con la voce impostata in stile coroner. Impossibile annoiarsi durante la canzone, perché ci sono continue variazioni, periodi di pochi secondi che variano di continuo, il tutto sorretto da un’energia non indifferente. Il solo delle chitarre è davvero qualcosa da non perdere. Scavalchiamo la metà del disco e arriviamo alla terza traccia, cioè “Hiraeth”, il primo singolo del disco: parte un breve solo di basso, poi si procede a tutta energia. Quando entra il cantato il ritmo cala leggermente, ma non l’intensità, il riff di chitarra è trascinante, così come quello di basso. Come nei brani precedenti, anche qui troviamo una forte variazione esattamente a metà canzone, anche se qui è meno marcata rispetto ai brani precedenti. Un finale suggestivo chiude la canzone che, pur essendo meno elaborata nelle variazioni, non ha nulla da inviare alle altre. “Unborn” chiude l’album, partendo con un’intro che non stonerebbe come colonna sonora di un thriller. Si percepiscono ancora effetti elettronici mentre il cantato si fa molto più cupo ed in certi punti percepiamo il basso duettare con la chitarra solista. La batteria è meno veloce rispetto agli altri brani, ma suona più potente, le orchestrazioni che si palesano ogni tanto aiutano a sostenere l’impalcatura del pezzo. Da elogiare la prova di Evgeniy, che ci regala un’interpretazione da applausi.

 

Questo EP è l’opera prima di questa band canadese e, se queste sono le premesse, sentiremo molto parlare di loro. L’album è registrato ottimamente, le orchestrazioni donano un tocco di classe in più a brani che già da soli possono far esaltare chi ascolta. Il mix proposto dai Red Cain è qualcosa da ascoltare e riascoltare, per cogliere al meglio tutte le sfumature delle canzoni, per goderne a pieno. Se avete voglia di buona musica, loro fanno al caso vostro.

 

 

 

 

 

VOTO

9/10

 

Pubblicata il 24 Gennaio 2017

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

robin.reviews@hotmail.com