PROGENY OF SUN - “Progeny of Sun” (Steel on Fire - Metal Webzine)
TITOLO

A cura di Cris Walls

La “globalizzazione metallica” ci offre ogni giorno nuove realtà provenienti dai più disparati angoli della terra, sfidando le diffidenze e smentendo i pregiudizi. Tuttavia, certi luoghi di appartenenza continuano a pesare parecchio sull’immaginario degli ascoltatori e la Scandinavia, da questo punto di vista, gode sempre di un notevole credito in virtù della qualità e del vasto assortimento dei suoi gruppi. Talmente tanti, da passare, spesso, persino inosservati, a meno che essi non facciano da subito il “botto” o si ritagliano la ribalta “aprendo” per i loro illustri “anfitrioni”. Pertanto, non ho potuto trattenere un preliminare sorriso compiaciuto davanti alle note biografiche della band di cui parliamo oggi.


Infatti, i Progeny of Sun, già dal nome piuttosto intrigante, sono la creatura del duo finlandese composto da Jaakko Hautamaki e Niko Aaroma. Il primo si fa carico di tutto l’onere strumentale, il secondo di quello vocale. I titoli delle canzoni evocano passaggi filosofici ed intimistici, mentre l’artwork geometrico ridesta i ricordi dell’iconografia cultuale e “settaria”. Il mistero si infittisce, la curiosità cresce ed esiste un solo modo per uscire dal giro delle elucubrazioni: premere il tasto play del lettore e far partire questo eponimo EP che rappresenta anche l’esordio ufficiale della band.


La prima traccia, “Fable God is Dead” è davvero bellissima, con un riffing ed un ritornello che nulla invidiano ai Children Of Bodom per pulizia ed impatto melodico. In aggiunta, merita una menzione speciale quello che risulterà poi nel consuntivo, il marchio di fabbrica di questo lavoro, ovvero la varietà timbrica dello screaming utilizzato con abilità consumata. Il secondo brano “Futile Conversion”, anch’esso rimarchevole, si muove intorno ad atmosfere gotiche e sinistre. Gli intrecci “sintetizzati” di tastiera e chitarre compongono un quadro a tinte fosche sul quale si staglia un coro ispirato e sorretto dalla multiforme vocalità. “Birthrigh Oblication”, invece, scivola nella pericolosa china schematica del deathcore e finirà, inevitabilmente, per essere il pezzo meno convincente della serie dei sei. Provvidenzialmente arrivano in soccorso le inquietanti note che ci introducono alla quarta canzone, “Darkest Corners of Black”, che riprende la macabra saga dei turbamenti con stranianti arrangiamenti e vocalizzi che straziano l’anima. “Natural Leaders” evidenzia le doti di “pieno controllo” musicale della band che in un’intelaiatura di metal progressive, inserisce per l’occasione una narrazione apocalittica e dittatoriale, scandita da schizofreniche evoluzioni strumentali che rendono l’insieme simile ad un vortice marino. L’impressione è che la band abbia altresì voluto esagerare, aumentando “l’area edificabile” del brano con degli orpelli formali invece che sostanziali. Giunta l’ora dell’occaso del disco, si odono le suadenti note di “End of Zen” che sembrano derivare dai decadenti umori della darkwave ottantina, accompagnate dall’ugola di Niko, che prima ci seduce con la sua voce pulita e profonda e poi ci dilania con i ruggiti leonini, lasciando che la centrifuga armonica ci sballotti per tutta la durata del pezzo, sino all’agognata quiete dell’arcano prolungato arpeggio finale.


Mentre scriviamo questi “appunti di viaggio”, apprendiamo che i Progeny of Sun incominciano a “strutturarsi” e dopo essersi attorniati di validi turnisti, si accingono ad entrare in sala, per integrare il materiale edito nell’EP con l’innesto di altri brani e registrare di fatto, il loro primo disco. Onestamente era uno scenario abbastanza “segnato”, perché quando si dispone come nel caso di questa band finlandese di idee e mezzi, tutto si riduce, e non è cosa da poco, ad una mera questione organizzativa. Non è invece così scontata l’unica sfida che per i Progeny of Sun parrebbe restare ancora aperta, prima della consacrazione: la dialettica interna a se stessi per evitare tediose scivolate “metodiste” tipiche del “melodeath odierno”, che passa irrinunciabilmente dalla aprioristica rinuncia alle due tentazioni perniciose che lo caratterizzano. In primo luogo, la scelta dei suoni ed in secondo, l’utilizzo dei patterns, evitando la “iper compressione” degli uni e la ripetitività degli altri. Ma in questo EP abbiamo riscontrato la presenza di cospicui anticorpi contro l’eventuale contagio del “modernismo tossico”. L’apparenza del pericolo scampato vale quindi già la certezza che è stato compiuto un importante passo per un progetto che merita appieno la sua occasione.



TRACKLIST

1. Fable God is Dead

2. Futile Conversion

3. Birthrigh Oblication

4. Darkest Corners of Black

5. Natural Leaders

6. End of Zen



VOTO

7,5/10


BAND

"End of Zen"

Pubblicata il 2 Maggio 2019

PROGENY OF SUN

Pagina Facebook


PER SOSTENERCI

NEWS: robin.reviews@hotmail.com

REVIEWS: redazione@steelonfire.it

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

by Robin Bagnolati