PAROXSIHZEM - ''Abyss Of Excruciating Vexes''

PAROXSIHZEM

"ABYSS OF EXCRUCIATING VEXES"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

Il Black/Death Metal più marcio possibile: questa è la missione dei Paroxsihzem, band nata a Toronto, Canada, nel 2007. Le loro tematiche? Potremmo dire storia, filosofia, psicologia, suicidio… Bene, tutto e niente di quanto scritto, perché la band non segue una linea prefissata. Dopo due demo, nel 2012 esce il primo full lenght self-titled che riscuote un discreto apprezzamento nell’ambiente. Dopo uno split con gli Adversarial del 2014, nel 2016 arriva la seconda vera release della band, un EP dal titolo “Abyss Of Excruciating Vexes” ed edito in CD e vinile da Hellthrasher Productions. Nel Maggio del 2017 l’EP viene riproposto in formato digitale e in musicassetta dalla francese Krucyator Productions. L’artwork di questo EP è opera del cantante Krag, che compone la lineup insieme al batterista Abyss e ad Impugnor che, scusate il gioco di parole, impugna chitarra e basso.

 

L’album inizia con il brano più lungo, infatti “Dillanties Torture” supera i sette minuti. Batteria lenta e suoni distorti e casuali della chitarra aprono le danze. Il mix tra Black e Death parte alla grande e risuona con una certa violenza, ma tutto viene in parte vanificato da una registrazione pessima: i suoni risultano sfuocati, a volte difficilmente distinguibili, la batteria spesso crea un disturbo sonoro e il cantato è assolutamente incomprensibile. Prima dei tre minuti si può percepire una bella melodia di chitarra, ma bisogna aprire bene le orecchie perché è registrata veramente molto bassa. Successivamente la sei corde prova ancora a risollevare la situazione ma i mezzi tecnici non la supportano. Passiamo alla seconda traccia “Bellicose Psychosis”: onde radio disturbate aprono un brano che dopo poco procede con una violenza estrema. La sezione ritmica parte a spron battuto, quasi inarrestabile, mentre la chitarra continua a lottare con l’audio insieme al growl. Oggettivamente risulta arduo riuscire a dare pareri su questo brano, perché col passare dei secondi risulta all’orecchio come un ammasso di suoni indistinti. Il Lato A si chiude con “BZ Experiment”: violenza Death, ritmica black e… mistero! La registrazione manda spesso in distorsione gli elementi, spesso addirittura in contemporanea. Finalmente la chitarra riesce a far sentire nitidamente un suo assolo, che però finora sembra essere il peggiore tra quelli fatti. Risulta un po’ difficile riuscire ad arrivare al termine del brano, ma la speranza di qualcosa di meglio a seguire permette di andare avanti.

 

Il Lato B si apre con “Isolation”, che non lascia spazio a dubbi: i suoni sono ancora nebulosi, confusi… In molti momenti è davvero difficile capire cosa stia combinando la band. Batteria e basso sovrastano la melodia della chitarra e il cantato è ancora totalmente incomprensibile. Solo verso la fine si inizia a capire qualcosa in più dello strumentale. L’ultima traccia di questo EP è “Dead Cunt Maniac”, cover dei francesi Arkhon Infaustus: brano ben interpretato, ma peccato ancora per la registrazione pessima.

 

Prestando tutta l’attenzione possibile si possono percepire idee apprezzabili che però non escono e non arrivano all’ascoltatore, impelagato nei difetti di registrazione. Da una band non più alle prime armi ci si aspetterebbe una registrazione e un mixaggio di qualità almeno accettabile, mentre in questo caso rasentiamo il pessimo. Mi auguro davvero che quel che si è potuto percepire sia la realtà, perché altrimenti la bocciatura sarebbe peggiore.

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VOTO

5/10

 

Pubblicata il 16 Settembre 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati