OMNISIGHT

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"THE POWER OF ONE"

A cura di Andrea Veronesi

Pubblicato il 20 gennaio 2017, questo EP dal titolo "Power of the One" è l'ultima fatica dei canadesi OmnisighT, che hanno scritto, suonato e auto prodotto questo lavoro. La band, originaria di Vancouver nasce da un progetto tra il cantante e chitarrista Raj Krishna e il batterista Chris Warunki, autori del debut "Path", uscito nel 2012. A completamento del combo entretranno Dave Shannon al basso e Blake Rurik alla chitarra e successivamente verranno dati alle stampe l'EP "Wave Praticle" , il Live album "Live at the Theater" nel 2016 ed infine questa ultima release. La proposta musicale è un progressive metal melodico infarcito però da tanti spunti e prodotto di molteplici influenze. Certamente tra le fonti di ispirazione non possono mancare i maestri del genere, per cui sicuramente un punto di riferimento fisso sono i Dream Theater, ma ascoltando bene tra le righe si colgono tante altre sfumature, la chitarra solista spesso s’inerpica in soli neoclassici di malmsteeniana memoria, il cantato personale si basa su una timbrica che a volte ricorda vagamente i Faith No More, insomma 31 minuti per 5 brani intensi ed interessanti. Il tema affrontato è il potere che l’individuo può esercitare sul mondo che lo circonda, attraverso la conoscenza. Come da copione, “Power of the One”, ricalca le caratteristiche imposte dal genere, per cui ad un primo ascolto i brani non sono di immediata assimilazione per la loro complessità, ma necessitano di un ascolto accurato.

 

Si aprono le danze con l’opener “Shift the Paradigm” e appaiono subito i tratti distintivi dello stile del gruppo canadese con un ottimo lavoro ritmico strutturato sull’intreccio di tempi dispari, sui quali si stagliano riff potenti supportati da un basso pulsante, la chitarra solista spinge sull’acceleratore e il timbro vocale di Krishna conferisce un aspetto originale a tutto il sound. Il finale è esplosivo. Continuiamo l’ascolto con la seconda traccia “Resistance”, dove si mantiene la stessa linea la parte ritmica che si fa ancor più rocciosa, grazie anche alla scelta di un accordatura bassa e di suoni corposi e massicci. Il pezzo, dal testo ipnotico, lascia spazio all’ampio fraseggio delle chitarre verso il finale, dove riprende il riff iniziale in chiusura. Eccoci al giro di boa con “Seven Sisters”, dove la lezione impartita dal “Teatro del Sogno” si fa sentire prepotente, ne esce comunque un pezzo di classe, che lascia un po’ più spazio alla melodia. Intorno al primo quarto della song emerge la classe della band, che gestisce i continui cambi di tempo e dinamica con estrema naturalezza e padronanza. Ne esce il miglior brano dell’intero lavoro, una chicca per i cultori del genere: non fatevela scappare! Arriviamo alla strumentale “Fall of The Empire”, introdotta da un dolce arpeggio che denota la cura e la ricerca dei suoni, altro classico aspetto progressive, ci lascia intendere di trovarci di fronte a una ballad, ma appare subito chiaro che la nostra impressione iniziale è sbagliata…. Ben presto attacca la distorsione che di fatto rende riconoscibile e personale la band, poi libero spazio all’estro degli ottimi musicisti capaci di mettere insieme un pezzo maestoso. La chiusura è affidata alla Title Track “Power of the One”: l’inizio sembra quasi un assolo a tempo di metronomo, ma di fatto l’intro ci prepara al pezzo vero e proprio, dove il cantato risulta aggressivo ed efficace e in alcuni tratti vi ricorderà certi registri del grandissimo Mike Patton. Il brano continua con i consueti cambi di tempo che sottolineano l’attitudine della band , gli assoli di chitarra al fulmicotone ci portano rapidamente alla fine del pezzo che chiude la parte distorta e sfuma con un arpeggio.

 

Ad un primo ascolto di questo lavoro, mi sono chiesto se mi trovassi di fronte all’ennesima band che giocava a fare i Dream Theater, mescolando le carte in tavola. Poi, però, ho dovuto ricredermi, perché certo il compito non era semplice, perché diventa quasi in evitabile fare paragoni, siamo sullo stesso pianeta musicale di Petrucci & Co., ma la scelta di suoni personali, quell’approccio un po’ trash a certi riff, gli assoli tecnicamente perfetti riescono a conferire una sua quadratura a questo lavoro, dove la voce Krishna è un valore aggiunto a questo “Power of the One”. Si tratta di un viaggio musicale, ben orchestrato da musicisti di gran classe, già autori di ottimi lavori in passato, che si riconfermano come una delle band più interessanti del panorama prog internazionale. Quest’album non mancherà di accontentare i palati più fini e potrà, grazie alle proprie sonorità, appassionare anche quelli più scettici verso questo complesso stile musicale.

 

 

 

 

 

VOTO

8/10

 

Pubblicata il 18 Febbraio 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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