MOONSCAPE - ''Entity''

MOONSCAPE

"ENTITY"

A cura di Andrea Veronesi,

revisione di Giulia Fordiani

In una nitida notte, di qualche sera fa, mi apprestavo a rientrare a casa a piedi dopo aver trascorso una serata tra amici. Certo faceva freddo, ma ormai siamo vicini al Natale così come ci ricordano le luci a festa di mille colori, che scaldano l'anima con il loro rincorrersi. Così pensando, tra me e me, ricordavo la trepidazione che mi assaliva da bambino, l'attesa di quel signore vestito di rosso con la barba bianca un po’ tracagnotto, che avrebbe portato i regali esaudendo i miei desideri... Poi, crescendo, questa magia dettata dalla tenera ingenuità di un bambino, malinconicamente ci lascia... O forse no? Proprio mentre mi rassegnavo all'idea, sento un sibilo in cielo e vedo con la coda dell'occhio una slitta trainata da renne che sfreccia a folle velocità ribaltando parte del prezioso carico, così mi piove tra le mani questo album che, guarda caso, arriva dalle fredde lande della Norvegia, terra notoriamente piena di foreste e... Metal bands!

 

Il progetto Moonscape nasce a Gjovik nel 2015 ed è la creatura del polistrumentista Havard Lunde che, oltre a scrivere tutto il materiale di questo debut dall'evocativo titolo "Entity", suona anche chitarra ritmica e solista, basso, tastiere, percussioni e per non farsi mancare niente è anche la voce principale. L'album è anche autofinanziato, registrato e prodotto sempre dallo stesso Lunde, nel suo HLP Sound Studio, mentre il mixaggio e la masterizzazione sono affidati a Shaun Rayment (Enochian Theory) presso SDR Audio Production. Questo è quello che leggo, mentre l'artwork di copertina rappresenta un uomo di fronte ad un portale dal quale si irradia una forte luce , all'interno della quale si intravede la sagoma di una minacciosa creatura. Incuriosito come trent'anni fa, la notte prima di Natale, appena il tempo di salire le scale e riprendermi dal freddo e dall'accaduto e mi appresto a scartare il mio regalo e ad infilarlo nel lettore... Si parte!

 

Concepito come un'opera teatrale, "Entity" racconta la storia di un uomo incapace di affrontare il mondo reale che trova rifugio dentro se stesso, cercando un posto sicuro nel suo nuovo io interiore, trovandosi invece a dover lottare con un demone celato nel suo subconscio. L’entità in questione entra in scena già dal primo dei nove atti che compongono questo lavoro godibile anche in una versione single track di 40 minuti, oltre che nella versione classica suddivisa per tracce: l’ideale è comunque ascoltare il lavoro in maniera conseguente visto che ogni brano è, di fatto, parte dell’intera opera. Spegnete le luci, immedesimatevi nel protagonista ed ascoltate le voci che lottano dentro la sua mente: il padre, l'uomo e il demone impersonati rispettivamente da Jim Brunaud (The Gaemeth Project), Matthew Brown (Arkhane) e Kent Are Sommerseth (Unspoken, Varulv) e sono i tre personaggi che con i loro dialoghi ci racconteranno questa fiaba nera. Oltre a loro, tanti altri ospiti contribuiranno a rendere indimenticabile questo lavoro:

 

Piano: David Russel;

Chitarre soliste: Leviathan (ex-Unspoken, Kvesta), Andreas Jonsson (ex-Spiral Architect), John Kiernan, Alex Campbell (Seek Irony), Noah Watts, Justin Hombach (AeoS);

Tastiere: Diego Palma (LordDivine), Jon Hunt;

Chitarra acustica: Simen Adnoy Ellingsen (Shamblemaths);

Saxsofono Tenore: Sean Winter.

 

I Atto: “Disconsolation (The Hidden Threat)” - Atmosfere cupe scandite dalle basse tonalità della sezione ritmica e dall'incedere cadenzato ci gettano senza speranza di ritorno nell'angoscia del protagonista. L'impressione è fin dall'inizio di una composizione profonda ed affascinante. Il genere proposto è un Progressive Metal, ben strutturato, che si muove con moto proprio oscillando tra Ayreon, Opeth ed Edge Of Sanity. Appena inizia il cantato ci rendiamo subito conto dei diversi colori di cui potremo godere in quest'opera: nelle prime linee vocali pulite, ho trovato qualche assonanza con le timbriche di Serj Tankian, spettacolare l'entrata del demone con un cantato in growl che rende perfettamente l'idea. Dopo questo inizio posso già prevedere che ci troveremo davanti ad un lavoro complesso e spettacolare che mi farebbe propendere per paragoni altisonanti, ma tirerò il freno, certo di rimandarli solamente al giudizio finale.

II Atto: “A Farewell To Reality” - Breve preludio a ciò che accadrà: il protagonista di questo movimento è il demone che condanna l'uomo all'oblio

III Atto: “Into The Ethereal Shadows” - Si apre con un'ingannevole parte tranquilla, che lascia presto spazio ad una traccia di forte impatto: ritmica grossa e potente, ottimi soli di chitarra e consuenti scambi tra le voci. La lotta per riprendere il controllo della propria mente imperversa furiosa, chi ne uscirà vittorioso?

IV Atto: “Abandonment” - Prende la parola a piene mani il demone e direi che si sente! Dal punto di vista musicale, dopo l'iniziale approccio classico, emergono prepotenti influenze Black. Nella parte centrale pregevole assolo di tastiera ad opera di Diego Palma.

V Atto: “Under Absent Clouds” - Arrivati al giro di boa con un brano dal fortissimo sapore progressivo, grande lavoro alla chitarra acustica da parte di Simen Adnoy Ellingsen sia nelle parti rtimiche che nell'assolo, accompagnato dalla perizia di Jon Hunt alla tastiera: un brano maestoso. Si passa da momenti puliti di apparente calma al finale in violento crescendo, ma una forte venatura Progressive Rock pervade tutto questo atto.

VI Atto: “A Stolen Prayer” - È ancora la chitarra acustica con un dolce arpeggio sul quale si riversa tutta la violenza Black, che ancora una volta fa capolino senza compromessi. Tecnicamente ineccepibile, farà la gioia degli amanti del genere, ma anche di chi non lo ascolta.

VII Atto: “A Crack In The Clouds” - Colpo di scena! Penso che sia semplicemente geniale concepire un intro di saxofono in un album di questo tipo. Ebbene si, Havard Lunde è stato capace di osare e di mettere insieme un pezzo da novanta che miscela talmente tante influenze e generi in soli 4 minuti da far rabbrividire. La ritmica di chitarra di per sè è già vincente, non troverete tanti punti di riferimento, vi ritoverete confusi, ma è normale: siete solamente dentro la mente del protagonista!

VIII Atto: “The Bargaining” - E' arrivato il momento della resa dei conti: accettare la morte e lasciare che il demone prenda il sopravvento oppure abbracciare la luce e sconfiggerlo per sempre? Si deciderà tutto su una linea di Metal classico, che ancora una volta virerà verso sonorità decisamente più estreme.

IX Atto: “Entity” - Eccoci arrivati al gran finale, come si conviene ai grandi album di un tempo: l'ultimo brano è maestoso nella sua semplicità, dall'intro del piano, al cantato, alla ritmica di chitarra, al giro di tastiera che ci sbattono sopra, al solo di chitarra... Volete un difetto? Sfuma in dissolvenza troppo presto! Vi toccherà ascoltarlo quelle sette/otto volte, chiedendovi perchè chiuderla cosi in fretta. Ma non lasciatevi ingannare, dopo una breve pausa c'è ancora spazio per la chiusura in acustico: gioiello.

 

Ricordate quando parlavo di paragoni altisonanti? È arrivato il momento di farlo e scomoderò per l'occasione un lavoro ed una band tra le mie preferite da sempre, ma non per somiglianza, poichè non ci sono tanti punti di contatto, ma per capacità compositive e per le emozioni che può darvi questo "Entity". Album come questi sono unici, dentro ci sono tante influenze ed idee ben amalgamate. Come ogni buona produzione Progressive non è di immeditata assimilazione, ma appena terminato l'ascolto ho provato la stessa soddisfazione di quando ascoltai per la prima volta "The Wake Of Magellan" dei Savatage vent'anni fa... Non ritroverete propriamente il loro stile , ma una buona dose della loro classe!

 

Spento il lettore, decido di fare due passi prima di andare a dormire e mentre mi avvio, penso alla lotta dell'uomo contro i suoi demoni... E poi penso all'altra sera quando mi è caduto questo CD tra le mani e mi chiedo : “Cosa è reale?”. Non so dare una risposta certa, ma con sicurezza posso dire che se esiste ancora gente capace di scrivere musica come Havard Lunde e i suoi Moonscape, allora posso credere anche a quello che vidi quella notte nel cielo.

 

 

 

TRACKLIST

1. Disconsolation (The Hidden Threat)

2. A Farewell to Reality

3. Into Ethereal Shadows

4. Abandonment

5. Under Absent Clouds

6. A Stolen Prayer

7. A Crack in the Clouds

8. The Bargaining

9. Entity

 

 

 

VOTO

8/10

 

"Into The Ethereal Shadows"

Pubblicata il 31 Dicembre 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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