LYSITHEA - ''Star-Crossed'' (Steel on Fire - Metal Webzine)
TITOLO

A cura di Ivo Palummieri

È un fatto che gli anni Novanta abbiano abbattuto gli ultimi muri di separazione tra i metallari e i sentimentalismi. Solo così ci è stato possibile ascoltare le prime oscure storie di amore, perdita e mortalità. Queste ultime non sono parole mie: è la presentazione dell'ultimo lavoro dei Lysithea. Ora, io Mike Lamb dei Lysithea me lo figuro tipo Piero Mansani di Ovosodo (in versione con ciuffo). C'è una scena del film in cui recita: “...e succede che si ciondola come foglie morte, e un po’ ci si affeziona a questo strazio e non si vorrebbe guarire più”. Seduto al margine di una strada, con gli occhi un po' tristi e l'aria malinconica, di quelle che ti venivano quando eri adolescente e la ragazza che ti piaceva partiva in vacanza con un altro.


Può darsi che qualcuno di voi già conosca Mike Lamb, per via dei Sojourner. L'altra sua entità musicale, il side-project sfuggito di mano, che ha raccolto più consensi e richiesto più dedizione sebbene sia nato dopo. Il buon Mike inizia tutto da solo, nella sua casa a Dunedin (Nuova Zelanda). Circa sette anni fa scrive, registra e produce il suo esordio in un EP interamente strumentale. Coinvolge poi il suo amico Mike Wilson, a occhio e croce il più metallaro dei due, che diventerà suo socio inseparabile nei vari progetti. Lungo il percorso, i Lysithea hanno già preso e lasciato vari generi e stili, compreso l'uso di voci femminili, conservando però un approccio un po' gothic e un po' prog. Se state pensando "Opeth" non siete lontani.


"Star-Crossed" è il sesto lavoro di questi prolifici ragazzi, prodotto sempre da Lamb, stavolta dalla Scozia in cui si è stabilito, attrezzatura al seguito. Viene annunciato come "melodic death/doom". Ok. Non ho voglia di mettermi a discutere. Anche perché, in effetti, l'LP parte nel modo più doom-or-be-doomed che mi aspettassi: 4/4 a rilento scanditi coi piatti, chitarre demoralizzate. "I am alive", il primo verso del brano, pronunciato come se l'essere vivi fosse un fatto imprevisto. In "An Empty Throne" gli echi arrivano fino ai Mournful Congregation, non so se mi spiego.


Poi però il registro già cambia e per le due tracce successive viene dirottato su goticismi, tastierine e romanticherie più spinte sull'amor perduto. In "Away" c'è tanto più groove, ma anche tantissima influenza di Katatonia e Paradise Lost degli anni '90. Per carità, non che questo sia un male, ma riprendere anche le tastierine stile Bontempi come quelle di allora mi sembra un tributo eccessivo, ecco. La produzione è piuttosto ben curata, soprattutto rispetto ai loro lavori passati, meno che per le tastierine: cosa devo pensarne? Nel complesso non dispiacerà comunque a tutti quei cuori infranti là fuori, che sapranno apprezzare soprattutto i riff strappacòre. Poi gli va riconosciuto che, al di là dei gusti personali, i Lysithea sanno come si azzecca una melodia. Ti si attaccano proprio all'orecchio, e finisci col canticchiarle o fischiettarle in momenti qualsiasi. Quasi senza accorgertene. Sul loro Bandcamp si trovano anche le liriche complete, per quei pochi (spero) che avessero un inglese pessimo come il mio, anche perché il growl di Mike Wilson non è così sbrodolato, anzi è ben fatto e consentirebbe di capire più o meno tutto. Soffermandoci sui testi, vale la pena notare che la narrazione avviene per luoghi più che per azioni; nel senso che c'è sempre una certa situazione in un certo posto, piuttosto che una qualche azione. Questa cosa senz'altro faciliterà l'immedesimazione a tutti voi romanticoni con l'occhio un po' triste e l'aria malinconica. Dopo "Celeste", brano strumentale delicato e veramente ma veramente bello (e malinconico, ça va sans dire), si ritorna a sonorità più doom, ancora con gli occhi puntati in varie direzioni stilistiche. Nella conclusiva "Fever Dream" si sente addirittura una accenno agli In Flames (quelli del periodo buono): sentite le chitarre dietro il verso "all things must end"! C'è un sacco di roba buona, dagli opethismi di "Unearthly Burial", fino a un soffio di black metal nelle ultime note, in chiusura del disco.


Inutile negare il forte debito che "Star-Crossed" ha verso i '90, o fingere di non sentire tutte quelle influenze che, volenti o nolenti, si fanno riconoscere. Non sto dicendo che i Lysithea suonino già sentiti, eh. Come accade a molte altre per le quali "ah sì, ho presente, sono come i - BandchehafattolaStoria - [quindi vado a riascoltarmi loro]". Al contrario, gli innesti delle varie influenze, così come li fanno loro, riescono a trattenere l'attenzione per tutto l'ascolto. Anche a emozionare, se siete dello spirito di seguire la spirale di polvere di stelle disegnata in copertina. A questo punto mi tocca tornare a Ovosodo e citare Tommaso: “Ma questo cazzo di amore, di cui tutti vi riempite la bocca, a me m'accascia. Piero, io voglio vivere solo come un cane. E rovistare tra le immondizie della vita, come diceva quello straordinario poeta ungherese che non ricordo neanche come si chiama”. Ecco. Ora però mi sto chiedendo quale dei due sia più "romantico".



TRACKLIST

1. An Empty Throne

2. Away

3. The Longing

4. Celeste

5. Unearthly Burial

6. Fever Dream



VOTO

7/10


BAND

"Unearthly Burial"

Pubblicata il 29 Aprile 2019

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