KAZAH - ''Feed Your Beast''

KAZAH

"FEED YOUR BEAST"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

Oggi amici parliamo di “Feel The Beast”, album degli ungheresi Kazah, band Hardcore/Metal nata nei dintorni di Debrecen nel 2014. La band in questi anni ha subito alcuni cambi di lineup arrivando fino a quella attuale:

 

Bodnár Péter – voce;

Szabácsik István – chitarra;

Adamcsik Zsolt – chitarra;

Németi Zsolt – batteria;

Stephen Ollak - basso.

 

L’album, uscito nel 2017, è ora distribuito anche da Ghost Label Record. Ma ora passiamo alla musica:

 

Puppets” – La musica arriva da lontano, con un lento crescendo del volume. Arrivati al picco, la voce ci sbatte direttamente in faccia la sua violenza. La ritmica non è nulla di trascendentale ma prende, le chitarre propongono riff accattivanti. Poco prima di metà pezzo l’atmosfera cambia, la violenza si placa dando vita ad un momento più drammatico. Calcolando grossolanamente i tempi, c’è più urlato recitato che cantato vero e proprio che, tra l’altro, risulta forse un po’ troppo monotono.

Never Look Back” – Introduzione lenta, con la batteria che aumenta gradualmente. La chitarra regala una melodia lenta a tratti, riff più sincopato in altri, mentre il cantato mantiene la propria energia e cattiveria. Ai due minuti il brano varia aumentando nettamente l’intensità, aprendo ad un periodo di cantato quasi rappato con il basso in evidenza. Prima del finale si torna a momenti più in linea col genere, con il titolo urlato più volte fino alla chiusura.

Straight Ahead” – Le urla del cantante ci aprono le porte di questo pezzo scatenato! Sommate la carica dei primi due brani e avrete come risultato questo: bel lavoro di basso e batteria e riff ben riusciti di chitarra, cantato che continua a non smentirsi. Un brano che colpisce alla bocca dello stomaco.

Before I Die” – Partenza carichissima e con accordi che donano una certa drammaticità .Quando entra in scena la voce tutto si ferma e procede a scatti. Song particolare, di difficile interpretazione: bisogna ascoltarla più volte per entrare nel giusto stato d’animo e capirla al meglio. Bella la parte della chitarra poco prima dei quattro minuti, in cui si sente una leggera influenza Rock’n’Roll.

Modern Slave” – Basso protagonista in partenza e sonorità che ricordano vagamente l’Alternative di stampo anni ‘90. Ovviamente l’atmosfera si fa più pesante nei momenti clou del brano, appesantendo l’intensità dello strumentale. Poco prima dei tre minuti troviamo il primo vero assolo di chitarra. Prima della conclusione arriva un momento parlato.

Another Me” – Violenza dalla prima nota. Il brano si mantiene sulla stessa intensità per tutta la sua durata, cosa che, paradossalmente, lo fa passare quasi senza rendersene conto. Stacca dal resto solo l’assolo di chitarra che fa esclamare “Cavolo, è vero che stavo ascoltando una canzone!”. Una strana sensazione.

Hope And The Truth” – Bella l’apertura di questo pezzo, trascinante e a tratti sincopata. Niente di trascendentale da parte delle chitarre, ma ciò che si sente è piacevole, mentre la ritmica è la colonna portante del brano, anche quando tutto si placa e si arriva ad un momento molto atmosferico, con una parte di basso e batteria leggera ma non banale. Di sicuro uno dei brani meglio riusciti del disco.

Xis” – Azzeccatissimo il riff iniziale di chitarra, che apre ad un cantato molto veloce e cattivo supportato da uno strumentale potente e corposo, in grado di coprire tutte le frequenze necessarie. Arriviamo ai tre minuti e mezzo e cambia l’atmosfera: la batteria rallenta drasticamente, i riff restano pesanti ma meno veloci, riportando il tutto a livelli di intensità maggiore con un lento crescendo. Questo è nettamente la canzone più lunga di tutto il disco con i suoi otto minuti, ma è la migliore delle conclusioni possibili per questo album.

 

Un album godibile, che scorre bene per quasi tutta la sua durata, salvo qualche piccolo momento che necessita di un secondo ascolto. La terza e la settima traccia sono senza dubbio i punti di forza del disco, concluso in maniera più che degno dalla lunga “Xis”. Parafrasando il titolo, questo dei Kazah è un disco adatto per nutrire la bestia che c’è in voi.

 

 

 

TRACKLIST

1. Puppets

2. Never Look Back

3. Straight Ahead

4. Before I Die

5. Modern Slave

6. Another Me

7. Hope And The Truth

8. Xis

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

"Straight Ahead"

Pubblicata il 9 Aprile 2018

robin.reviews@hotmail.com

 

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12 Ottobre 2016

by Robin Bagnolati