KARTZAROT - ''Arima Ez Da Galtzen''

KARTZAROT

"ARIMA EZ DA GALTZEN"

A cura di Andrea Veronesi,

revisione di Giulia Fordiani

I Kartzarot nascono a Bilbao, in Spagna, nel 1989, dai due chitarristi Roberto Mellid e Javi Gallego che si uniscono al cantante Asier Vicario "Matxi". Completeranno la sezione ritmica Mitxi al basso e Jon Lekunberri alla batteria. Dopo aver dato alla luce due album, la band si prende una pausa di dieci anni nei quali i componenti si dedicano ad altri progetti, fino a ricompattare la formazione con l’avvicendamento di Textxi al basso e Cobelo alla batteria. Dopo un intenso lavoro di cesellatura e la contemporanea uscita dei due precedenti lavori per l'etichetta indipendente Iberia Metalica, i nostri danno alle stampe nel 2015 la loro ultima fatica dal titolo "Arima Ez Da Galtzen", spinti dell'entusiasmo riscontrato dai fans nelle loro esibizioni live. Il sound proposto pesca a piene mani dall’hard rock americano di Kiss e Dokken, con un occhio di riguardo per la melodia sempre in evidenza nelle band iberiche dedite ai generi più classici.

 

L’apertura è affidata a “Patakon”, introdotto da un arpeggio melodico imbottito di flanger, che lascia presto lo spazio alla base ritmica composta essenzialmente da basso e batteria, sul quale si inseriscono le parti distorte e il cantato di Asier Vicario, dotato di un timbro personale. La lingua scelta è l'Euskera: lingua basca piuttosto ardua da comprendere poiché le assonanze con lo spagnolo sono veramente poche. Onore al merito dunque per questa scelta coraggiosa che rende il lavoro ancora più personale. Proseguiamo con “Indartsuen Erosotasuna”, che fin dalla prima strofa mi ha riportato alla mente, per stile e cantato, gli Iron Maiden della breve era Bailey: i rimandi sono tanti almeno per voce e ritmica. Il brano è molto godibile e la lingua non costituisce assolutamente un freno. Passiamo oltre con “Stop Kaleratzeak” che risulta un brano lento e ben cadenzato, alternando parti più tranquille ad altre più rabbiose. Ottima prova strumentale con menzione particolare per il basso che costituisce un po’ il cuore pulsante di tutta la ritmica. Ed eccoci arrivare al giro di boa con “Ume Gaixoak”: dalle prime note sembra di trovarsi di fronte a un brano dei Dokken del periodo di “Dream Warriors”! Poco dopo eccolo assumere una sua identità, dando forma a una delle hit di questo platter: il risultato è vincente. Sterzata decisa con la successiva “Sehaska Kanta”, che lineare e diretta rompe gli indugi snellendo tutta la produzione. Intermezzo pulito cantato a due voci, poi spazio alla chitarra solista e chiusura in crescendo. Apertura secca e dirompente per “Zazpiak Bateginik”, che al netto di un piccolo stacco dal sapore progressivo è in tutto e per tutto Speed Metal. Sulla parte finale il bassista martella note come se fosse stato momentaneamente posseduto da Sir Steve Harris. Eccoci alla chiusura affidata a “Zure Deia Watsapean”, che riporta tutto su territori più tranquilli: il brano esalta sicuramente il cantato tecnicamente perfetto e penalizzato solamente da una lingua che, a volte, fa un po’ a pugni con le parti più melodiche. Il finale strumentale è semplicemente meraviglioso.

 

Le tematiche affrontate in “Arima Ez Da Galtzen” sono incentrate sui problemi della società vissuti nella quotidianità dei musicisti stessi, spaziando dalle preoccupazioni come genitori, alla disoccupazione senza tralasciare i mali che affliggono il mondo come le guerre e le carestie… In poche parole un atto di denuncia e di rabbia, sentimenti egregiamente espressi in musica e ben veicolati da una lingua che permette di avere quella giusta dose di aggressività dove serve. Per contro il compito risulta più arduo quando bisogna rendere dolce il cantato nelle parti più lente ed intimiste. Dal punto di vista strettamente tecnico, non ci sono sbavature musicali, anzi bisogna ammettere che oltre ad essere ben suonato c’è stato un ottimo lavoro di mixaggio, che fa uscire tutti gli strumenti in maniera cristallina, permettendo di apprezzare le capacità di questa band. Ascoltando “Arima Ez Da Galtzen”, alcuni di voi penseranno che avrebbero potuto cantarlo in inglese, ma i Kartzarot hanno scelto con un coraggio non comune di mantenere le proprie radici, portando una ventata d'aria fresca e un tocco di personalità in un genere già ampiamente sfruttato.

 

 

 

 

VOTO

7/10

 

Pubblicata il 27 Agosto 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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