INVICTUS - ''Burst the Curse'' (Steel on Fire - Metal Webzine)
TITOLO

A cura di Cris Walls

Cinque ragazzi tedeschi, i bavaresi David Knobbe alla batteria, Fabian Scharf al basso, Fabio Winter ed Andreas Honsberg alle chitarre, Nicolas Peter al microfono, un EP di soli tre brani ed undici minuti di power metal. Il biglietto da visita degli Invictus non lascia molto spazio alla fantasia, ciò che si immagina è in effetti ciò che poi è. Perchè ogni singola nota di questo "Burst the Curse" sembra sia già stata scritta e suonata dai maestri del genere. Non c’è stato un singolo secondo, un unico passaggio di queste canzoni che non ci abbiano riportato ai tempi in cui gli Helloween erano accampati sotto le Mura di Gerico, prima dei due fatidici incontri con il Custode delle Sette Chiavi, ed i Blind Guardian si barcamenavano tra i primi vagiti di "Battalions of Fear" e "Follow the Blind", nell’attesa di consacrarsi con "Tales from the Twilight World".


Eppure, nonostante una natura veramente derivativa, gli Invictus risultano gradevoli e credibili poiché, in mezzo a tanti immancabili cliché, non hanno sbagliato la scelta della cosa principale: le melodie. I ritornelli sono diretti ed orecchiabili, la struttura dei brani non è particolarmente cervellotica, ogni cosa si trova al proprio posto per offrire quella redenzione eroica e la potenza armonica a cui gli amanti del power metal anelano di continuo.


La title track è posta in apertura, facendo bella mostra di una struttura canonica che, dopo la strofa, ci propone due volte il pre chorus prima di esplodere nell’irresistibile ritornello. Poi, è dolce appoggiarsi sull’intermezzo acustico seguito da un momento quasi “maideniano”, solennizzato dalla gradevole e personale voce di Nicolas. Ma tutto si esaurisce troppo in fretta, palesando così la necessità di una maggiore organizzazione che certo non avrebbe guastato. La seconda canzone “Gaia” è una ballad piuttosto intensa che non va a ricercare il facile consenso, ma si estende in tutta la sua enfasi grazie al cantante, il quale si mantiene a debita e rispettosa distanza dal razzo lanciato da Kiske, pur rimanendone in scia, non smeriglia come Kursch, ma si attesta su buoni livelli in virtù di un espanso registro medio, timbro caldo e con acuti controllati ed acconci. Il terzo ed ultimo pezzo ”Someone Out There” riapre le ostilità all’insegna dello speed power, citando in modo evidente i Metalium ed i primi Gamma Ray nelle armonizzazioni vocali, il coro è arioso, verboso ma incisivo. Lo sviluppo delle idee appare abbastanza convincente ma il finale risulta troppo sbrigativo, indebolendo lievemente la ripresa.


Se "Burst the Curse" intende essere il primo passo, gli Invictus potranno percorrere una lunga marcia, a patto che certi peccati di gioventù vengano emendati, i brani acquisiscano una struttura più compiuta e coesa, ma non vada disperso quell’entusiasmo brioso che costituisce l’architrave del power metal. Nel caso in cui la band pensasse di attestarsi su questi standard, limitandosi ad allungare il brodo con qualche altro brano per raggiungere il “quorum” necessario all’uscita del disco, procedendo con piglio scolastico e senza la voglia di stupire, rischierebbe di accodarsi al dimenticatoio, immediatamente dietro alla miriade di gruppi teutonici che hanno finito per rompersi le zucche sotto i colpi del raggio gamma del guardiano cieco. Francamente, undici minuti sono troppo pochi per prevedere a quale delle due facce della medaglia, il loro destino apparterrà. Ma si accettano scommesse e voglio essere fiducioso.



TRACKLIST

1. Burst the Curse

2. Gaia

3. Someone Out There



VOTO

7,5/10


BAND

Full EP

Pubblicata il 29 Maggio 2019

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