HETEROGENEOUS ANDEAD - ''Deus Ex Machina'' (Steel on Fire - Metal Webzine)
TITOLO

A cura di Igor Gazza

Bene, per la prima volta nella mia storia di recensore con Steel on Fire mi trovo ad analizzare una band di "Melodic & Symphonic Electro Death/Thrash metal", porca pizza dirai tu... Oh, mio assiduo lettore, e che caspita è???? Facile, come sappiamo i giapponesi sono, musicalmente parlando e non solo, un popolo decisamente meticoloso ed amante delle forme e delle armonie, quindi il death metal non basta, ma bisogna impreziosirlo e purtroppo "smorzarlo" un po' con dei synth piuttosto pesanti e con un cantato che non è sempre growl. Infatti, la bella Haruka non solo ringhia come un orsa ma ha anche delle doti piuttosto spiccate per la musica lirica. Non per niente nasce come mezzo soprano; poi abbiamo Yusuke Kiyama il vero fondatore della band dedito a programming, sintetizzatori e chitarra, Takashi Onitake basso, Sho chitarra e alla batteria abbiamo Tomoyuki Nakano. La band giapponese rilascia nel 2015 un primo EP per la Khimera records, e nel 2017 ecco uscire il loro debut album "Deus Ex Machina".


La curiosità ormai dilaga e con la bava alla bocca dopo avervi fatto una, spero decente, biografia del gruppo, vado adesso a gustarmi e a raccontarvi di questo disco che è composto da 10 tracce e dura circa 58 minuti.


"Flash of Calamity" - La violenza ferina con cui il combo giapponese attacca già dalla prima traccia lascia quasi senza fiato, partiture pulite e tanta grinta, il piede piantato sull'acceleratore, batteria velocissima e chitarre filanti. Bisogna ammettere che la cantante si destreggia molto bene sia con il growl che con il canto lirico ottenendo davvero un ottimo risultato. A 3 minuti e trenta dopo una bella cavalcata di chitarra abbiamo come la ciliegina sulla torta, un buon assolo che eleva ancora il pezzo in descrizione, tantissimi cambi di tempo e virtuosismi sia di chitarra che di batteria sono in rapida successione.

"Denied" - Altro pezzaccio votato al Death/Thrash metal, si nota come i ritmi siano velocissimi quando la cantante si lancia con il growl, mentre il ritornello cantato in lirico rimane più leggero spezzando un po' il continuum del brano, mantenendo sempre integra la carica di aggressività che permea questo brano. L'apporto delle tastiere è fondamentale in quando si riesce a percepire lungo tutta la canzone un substrato cibernetico che risalta soprattutto quando la chitarra è meno persistente, anche qui sono ottimi gli assoli della cinque corde che elevano il componimento.

"Hallucination" - Chitarrone pesante e batteria, sbuffi di synth come piccoli zampilli di luce in un oceano decadente, la voce ora growl ora lirica di Haruka rende tantissimo nonostante i ritmi siano serrati ed il muro sonoro proposto in questa traccia sia davvero elevato, la traccia è caratterizzata da svariati cambi di tempo e da una una struttura piuttosto variegata, caro lettore rimarrai rapito da cotanta maestria.

"Tentacles" - Interessante il quarto capitolo dell'opera, anche qui il muro sonoro è quasi insormontabile, bellissimo il ritornello in lirico, molto melodico e ammaliante, ma prima e dopo è un massacro. Anche qui i synth sono presenti e fanno una buona parte del lavoro per supportare basso e batteria, la chitarra si esprime sempre con degli ottimi assoli. Che dire... Anche questo un pezzo molto divertente da ascoltare e da apprezzare con il volume al massimo per la felicità della vecchia vicina di casa amante del liscio.

"Automaton" - Da questo quinto brano è stato estratto un grazioso video sul tubo che per curiosità ti invito caro lettore ad andare a vedere, tanto così per capire quale tipo di musica propongono questi ragazzi, perché leggere una recensione non è come sentire un disco, la musica si vive si sente ed a volte si guarda. La chitarra sostenuta da un minimo di elettronica parte decisa, il growl è potente e grave, anche la batteria è una mazzata, ottimo il ritornello che livella il tutto con la sua melodicità. Inoltre la bravura della cantante ammorbidisce un brano di per sé ostico con ritmi serratissimi nel comparto strumentistico, un bell'assolo di chitarra sui tre quarti del pezzo serve per movimentare il tutto.

"Unleashed" - Un immenso lavoro dietro le pelli per l'inizio di questo brano, mi piace il sostegno cibernetico in tutta la traccia, sia sotto le chitarre che sotto la batteria. Il cantato varia sempre da un grave e potente growl fino al canto aulico dando vivacità al tutto ed anzi in questa traccia questo tipo di contrapposizione è ancora più estremizzata. Il risultato è che vi sono dei momenti in cui il pezzo è molto opprimente e claustrofobico (cantato growl), ampio ed arioso (cantato lirico) stupefacente.

"Tyrant" - Il ritmo è saltellante, frullante, da questo settimo brano si percepisce in modo direi decisivo la nazionalità giapponese della band, nel modo in cui è suonata e cantata sembra di sentire la fighissima sigla di anime giapponese. Potenza, cavalcate di chitarre ed assoli come se piovesse, qui c'è un po' di tutto, il ritmo è fresco e spumeggiante. Mah, che sti qui le azzecchino tutte???

"Obfuscation" - Non si può fare a meno di muovere la testa a ritmo durante l'opener di questo brano, poi il ritmo diventa incalzante, a tratti asfissiante. Incazzatissima dall'inizio alla fine, solo il ritornello smorza i toni anche se sotto la voce lirica la batteria imperversa come se non ci fosse un domani e al minuto 3 uno stacco di chitarra davvero potente.

"Demise of Rein" - Il brano più lungo dell'intera opera, dura nove minuti e quarantaquattro secondi, l'inizio è quasi doom, poi la batteria effettata coadiuvata da un comparto strumentale altisonante inizia ad alzare il tiro. Qui l'uso delle tastiere e dei synth è davvero massiccio, il cantato fa bella mostra di sé sui tre minuti, prima è solo strumentale. In un brano così lungo i nostri riescono a fare qualsiasi cosa: cambi di ritmo, poliritmie, assoli di chitarra e su tutto una bella dose di elettronica, la voce è molto poco usata, sembra quasi che la band giapponese avesse voglia di sfogarsi in modo completo e dirci in faccia quanto sono capaci a suonare. Ripeto, brano molto lungo ma che passa in un amen...

"Fleeting Dawn" - Ultimo capitolo dell'opera, ed ecco qui vi volevo, cazzo, questo non mi piace, uno scialbo pianoforte ed il cantato in pulito, e qui purtroppo si nota come la cantante, che io ho tanto elogiato fin qui, non riesca a tenere un timbro vocale di mio gradimento, meglio fa quando riparte sul lirico, questo pezzo l'avrei tenuto come bonus o avrei optato per una traccia strumentale e basta. Questo è un brano lento, batteria e chitarre elettriche fanno il loro ingresso tardi e le seconde si fanno ben sentire con un paio di assoli molto rilassati. Un brano di congedo per un album che ho seguito in modo attento dalla prima all'ultima nota.


Questo disco è reso disponibile in Europa grazie alla WormHoleDeath e lo si può reperire nello store. Sì, caro lettore, questo disco te lo devi procurare perché suona bene, è ben prodotto e perché spacca il culo ai passeri, e soprattutto non è sempre la solita menata tutta velocità e potenza. Un paio di appunti però da parte mia devo farli, mi sembra doveroso. Non ho apprezzato l'ultimo brano, il cantato il inglese con uno stile tipicamente giapponese non mi è piaciuto, una donna che fino a qualche minuto prima ha cantato in growl che poi canta quasi in falsetto non si può sentire; seconda cosa è la freddezza esecutiva in quanto nessun brano, e dico nessuno, ha un minimo di passionalità, è tutta fredda tecnica, cosa comunque tipica dei gruppi nipponici.



TRACKLIST

1. Flash of Calamity

2. Denied

3. Hallucination

4. Tentacles

5. Automaton

6. Unleashed

7. Tyrant

8. Obfuscation

9. Demise of Rein

10. Fleeting Dawn



VOTO

8,5/10


BAND

"Automaton"

Pubblicata il 14 Luglio 2019

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