HELLFIRE

HELLFIRE

"GOAT REVENGE"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

Gli Hellfire sono una band nata in Ucraina verso la fine del 2014 da un’idea del cantante e chitarrista Karargh e dal bassista Necrobaphomet, spinti dalla volontà di creare del sano Black Metal old-school. In seguito si aggiungono alla lineup il batterista Skullcrusher e il chitarrista Max, che però lascerà la band dopo poco tempo. Col passare del tempo e dei live, il suono della band inizia ad evolversi, cercando di inglobare nel proprio suono Black elementi Death, Heavy e Speed Metal. A seguito di questo cambiamento nasce il primo EP della band “Goat Revenge”, pubblicato il 31 Gennaio 2017 e formato da 8 tracce per una durata di circa 24 minuti, accompagnate da un artwork in bianco e nero che riesce ad evocare perfettamente tutte le influenze della band.

 

L’EP parte con una breve Intro, dove un ritmo tribale si fonde ad un rumore di insetti volanti e a rumori di guerra,per passare velocemente al primo brano vero e proprio, intitolato “Hellmass Attack”: atmosfera cupa di tendenza Black fusa ad una metrica di ispirazione Death, con una ritmica piuttosto imponente che si frappone ad una parte di chitarra che possiamo definire quasi “leggera” per il genere, a riprova delle influenze Heavy dichiarate dalla band. Il cantato salta tra growl e scream, in maniera più che discreta, durante i 3 minuti scarsi della canzone. “Goat Revenge”, la title tack, si lancia su sonorità molto più Black, lasciando creare alla batteria un momento inquietante. Il cantato si presenta ancora in growl, lasciando però molto spazio ad uno strumentale che tende a spostarsi sempre di più verso sonorità Death. I riff di chitarra non presentano niente di nuovo, ma insieme agli stacchi di batteria riescono a mantenere la canzone abbastanza dinamica. “War Apocalypse Battery” parte subito con una maggiore carica, non proponendo una ritmica dirompente ma affidandosi soprattutto a riff di chitarra più aggressivi e distorti. In questo brano assistiamo anche a momenti di relativa calma, non messi in essere dalla band nelle canzoni precedenti, arrivando anche a piacevoli botta e risposta prima del solo di chitarra principale, assolutamente ben eseguito. Aggiriamo la boa di metà disco e raggiungiamo “Field of Screams” ed il suo inizio da far ribaltare chi ascolta: violenza e velocità dal primo secondo per questo brano dalle atmosfere Black piuttosto marcate. Niente di nuovo comunque, ma un buon pezzo che si lascia ascoltare. La sesta traccia è “Unholy Cult”: atmosfera immediatamente più dark, con un’oscurità che trasuda dalle note e dalla voce del cantante. Altro brano questo che non introduce nulla di nuovo, ma che scorre bene e si lascia ascoltare facilmente: il classico brano adatto a svuotare la mente. Siamo così arrivati al brano più lungo del lavoro degli Hellfire, intitolato “Unleash the Beast”, che già dalle prime note non lascia dubbi sulla portata della canzone: ritmica incalzante, riff di chitarra aggressivi e un basso che finalmente fa sentire come si deve la sua presenza. Anche quando l’atmosfera tende a calmarsi un pelo e anche il cantato vira verso tonalità più basse il pathos del brano non cala, facendo rimanere l’ascoltatore con le orecchie ben attente. La canzone riesce a svilupparsi al meglio nella sua durata, creando momenti di maggiore varietà e lasciando sfogare la chitarra in un assolo piuttosto valido. L’album si conclude con “Lord of the Mighty Horns”: violenza nuda e cruda dal primo secondo, con i toni che si calmano leggermente prima di riprendere con la sfuriata. Prima della conclusione assistiamo ad un nuovo momento di esplosione strumentale, con tanto di assolo di basso, che aiuta a pensare che questa canzone sia uno dei punti di forza della band in sede live.

 

Qualche difetto in questo EP c’è, dalla registrazione non sempre ottimale ad un basso non valorizzato per la maggior parte del disco, ma bisogna pur ricordare che questa è l’opera prima della band e le premesse sono abbastanza buone. Più che di Black con influenze Death si può parlare di un vero Black/Death non esasperato, adatto a chi vuole avvicinarsi al genere senza rischiare di spaventarsi. Possiamo trovare un paio di canzoni veramente valide, la settima su tutte, alternate a momenti di pura scorrevolezza. Un lavoro discreto che merita un ascolto.

 

 

 

 

VOTO

7/10

 

Pubblicata il 17 Maggio 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati