FORSAKEN - ''Pentateuch''

FORSAKEN

"PENTATEUCH"

A cura di Matteo Perazzoni

Salve a tutti i lettori di Steel on Fire. In questa recensione, vorrei essere il più completo possibile ed anche prolisso se necessario. Ne va del risultato finale di questo che ritengo essere un vero e proprio trattato, e non solo una recensione fatta rapidamente ascoltando un disco in una giornata, magari senza troppa attenzione. Lo impone forse il genere che sto per recensire, ma più di ogni altra cosa, è importante poichè lo impone la tematica trattata, che non è per nulla facile.

 

Trattasi di poche righe riguardo al Pentateuco, l'insieme dei primi cinque libri sacri che compongono la Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio. Il termine, di origine greca, è composto da pente che significa “cinque”, e teuchos che indicava inizialmente “l’astuccio”, cioè il contenitore cilindrico che custodiva un rotolo e passò poi a indicare il contenuto dell’astuccio, cioè il rotolo. Pentateuco significa dunque “libro dei cinque rotoli”. Nella tradizione ebraica ogni libro viene indicato con le sue parole iniziali: così il primo libro si chiama Bereshìt, che significa “In principio”. Nella tradizione cristiana greco-latina, invece, i nomi dei libri si riferiscono al loro contenuto. Così, ad esempio, Genesi è il nome del primo libro della Bibbia, in quanto narra le origini dell’umanità e del popolo d’Israele. Nella tradizione ebraica il Pentateuco costituisce la Torah, cioè la Legge (letteralmente Torah significa però “insegnamento”, “istruzione”) e rappresenta il cuore della Bibbia ebraica e della rivelazione di Dio al suo popolo.

 

Questa introduzione doverosa, nonostante sia un pochino pesante da seguire, servirà a farvi capire meglio "Pentateuch" dei Forsaken, Epic Doom Metal band da Malta. Il gruppo è uno dei più longevi nella scena Epic Doom Europea e si sono sempre contraddistinti grazie alle loro grandi capacità compositive, ma soprattutto, grazie alle liriche curate da Albert Bell. I loro precedenti album, sono tutti incentrati sulla questione Cristiana, ma lontana dal proselitismo spiccio. E' bene ricordare i loro precedenti lavori come "Anima Mundi" e "After the Fall", quest'ultimo acclamato da molti fan del genere Epic Doom sparsi nel mondo. La band è composta attualmente da un nucleo coeso e compatto, forte dei quasi vent'anni di esperienze passate su vari palchi, in svariati festival: Albert Bell al basso, Leo Stivala alla voce, Sean Vukovic alle chitarre ed infine Simeon Gatt alla batteria. Questo quartetto ormai ben assestato è riuscito a produrre un album di altissimo livello, sia per quanto riguarda il genere musicale stesso, sia per quanto riguarda le liriche. Un concentrato di sonorità epiche, pesanti, ma rese interessanti da un interplay efficace, sorrette da un cantato possente e che riesce ad entrare dritto nelle vostre membra. Il record è composto da sei brani, e sono tutti molto ragionati per essere quello che sono: dei capolavori, comprese le tracce d'introduzione ai brani veri e propri.

 

Il disco si apre con la strumentale "Phaneros (Coming to Light)”, nella quale già si possono sentire i riff e le melodie tipicamente Epic Doom che caratterizzano il gruppo di Malta. In una evoluzione quasi "progressive" la composizione serve ad introdurre "Serpent Bride". Entriamo nel vivo del viaggio verso la scoperta del Pentateuco con questa traccia, appunto "Serpent Bride". La sezione ritmica incalza incombente, sulla quale si erge maestoso Leo Stivala, che inizia a cantare in un modo teatrale. Un brano d'apertura che convince su molti punti, grazie ad un riffing curato, ad una sezione ritmica decisa ed efficace, ad un soloing magistrale… ed un cantato spettacolare. Differentemente dagli album precedenti, “Pentateuch” è stato prodotto in modo da far apprezzare ogni singola sfumatura all'ascoltatore, così da poter intraprendere un vero e proprio viaggio all'interno del concept dai Forsaken sviluppato. Terza traccia del disco è "The Banisment", un adattamento musicale di un verso della Genesi (presumo Capitolo 3: versetti 17,19). Recitato in inglese su una traccia orchestrata, ha il compito di introdurre il singolo "Primal Wound". Brano rilasciato su Youtube, "Primal Wound" vanta due grandi macro-caratteristiche: quella di essere di facile ascolto, e quindi comprensibile a primo impatto, e quella di crescere d'intensità col tempo; infatti "Primal Wound" è arrangiato in modo tale da rimanere impresso nella mente. Musicalmente parlando, i nostri non fanno prigionieri, e ci trasportano nella loro personale dimensione, nella loro visione di ciò che è Epic Doom. In questo brano è Sean Vukovic il protagonista, con la sua perizia tecnica/strumentale, che si lancia in un maestoso assolo di chitarra e ci fa capire che ci sa fare... ed anche bene. Decisamente un brano di altissimo livello, dal quale traspare la passione e l'esperienza dei Forsaken. Arriva impetuosa ed imponente l'epica "The Dove and The Raven", con i suoi otto minuti una delle tracce più lunghe (ma non la più lunga). Canzone più complessa delle precedenti, dal punto di vista compositivo, più varia e decisamente più interessante. Un riffing tecnicamente ricercato ed una sezione ritmica decisamente serrata e violenta come poche, insieme ad un cantato talvolta più diretto ed aggressivo, talvolta più teatrale e maestoso, caratterizzano il pezzo. Nel brano si alternano sezioni più spedite ed altre rallentate, ma entrambe lasciano il segno. Se vi piaceranno, difficilmente ve ne dimenticherete. E' il tempo di "Decalogue", altro brano molto interessante, nel quale i nostri invece si limitano a pestare come dannati. Sempre con stile, ovviamente, si intrecciano sezioni strumentali più rapide a chorus più epici. Brano dedicato presumibilmente al "Messia", nel quale è il testo a dominare la scena. Infatti Leo Stivala ci regala una performance magistrale. Una sezione ritmica semplice e diretta insieme alle chitarre di Sean sono quanto di più ci si possa aspettare... Una vera goduria per un Doomster. Non volge per niente al termine il nostro viaggio con "Sabaoth (The Law Giver)", anzi, entriamo nel vivo dell'album. Questo pezzo è il più Heavy Metal di tutti i brani presenti nel disco, lontanissimo dall'idea di Doom, ma ha un testo incredibilmente devoto al Signore (eh l'avrete capito che sono Cristiani, cosa coraggiosa ad oggi!). In un vortice di riffs, sezioni ritmiche travolgenti e assoli al fulmicotone, si scatena la furia letale di Leo Stivala che riesce a dar vita a tutto ciò che è stato scritto da Albert Bell in questo brano. Dal valore trascendentale, questo brano è in grado di far convertire chiunque avesse dei dubbi sul fatto che il Doom è per depressi o per gente triste... Qua c'è rabbia. Si invoca un Dio che si facesse sentire, che si rivelasse. Che si facesse vedere, in sostanza. Il termine dell'album si raggiunge con la più lunga ed imponente composizione, "Apocryphal Winds", che si differenzia subito dalle precedenti tracce semplicemente perchè è la più epica, la più teatrale, e la più ricercata, la più varia. Il brano inizia con un certo pathos, e si sviluppa in tre differenti sezioni, entrambe incentrate su aspetti diversi ma connessi tra di loro. Musicalmente parlando avviene lo stesso. Ogni aspetto compositivo è stato legato all'aspetto lirico, è chiara la volontà da parte del gruppo di imprimere a fuoco con un marchio la loro grande vocazione. In questo brano si possono comprendere molti aspetti di “Pentateuch”, sia musicalmente sia a livello di testi: in prima analisi, potremmo definire “Pentateuch” come un vero capolavoro di musica ricercata e studiata in modo da rimanere per sempre nei cuori di chi adora questo genere musicale. In secondo luogo emerge la necessità di dire certe cose come stanno. E' un grido di speranza, oltre che un concentrato di Doom metal epico.

 

In definitiva posso dire che questo album è incredibilmente valido perchè la band che l'ha composto è capace di suonare un genere che è sempre rimasto puro da fanatismi, perchè i loro testi sono curati in maniera quasi maniacale. Perchè i Forsaken sono una delle più grandi band che abbiamo in Europa, e non hanno niente, ma veramente niente da invidiare ai grossi nomi dell'industria discografica metal. Il mio giudizio personale è dato anche da un certo amore verso il genere musicale, ma se dovessi dire ad una persona che cosa è il Doom metal, risponderei "Pentateuch". Alla prossima e grazie a chi una volta letta tutta la recensione andrà ad ascoltare "Primal Wound" che è presente su Youtube.

 

 

TRACKLIST

1. Phaneros (Coming to Light)

2. Serpent Bride

3. The Banishment

4. Primal Wound

5. Decalogue

6. Sabaoth (The Law Giver)

7. Apocryphal Winds

 

 

VOTO

10/10

 

"Primal Wound"

Pubblicata il 14 Novembre 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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