EVANGELIST - ''Deus Vult'' (Steel on Fire - Metal Webzine)
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A cura di Matteo Perazzoni

Salve a tutti amici di Steel on Fire. Sto scrivendo questa recensione nel Venerdì Santo che anticipa ovviamente la Pasqua, ergo per la tradizione religiosa cattolica, la morte di Gesù ed anche la sua resurrezione, dopo tre giorni secondo le Scritture. E cosa c’entra tutto ciò con la recensione, direte voi? È presto detto. L’album che andrò a presentarvi è un vero e proprio manifesto Epic Doom Metal, ed è intitolato “Deus Vult”. Il terzo disco della band Epic Doom polacca Evangelist, si presenta come un gioiellino per chi ama le sonorità più epiche e classiche di questo fantastico genere. Per chi non sapesse di chi stiamo parlando, la band è probabilmente una delle più valorose e competenti in questo filone, assieme ai maltesi Forsaken ed ai greci Doomocracy. L’album è prodotto per la Nine Records, ed è uscito nel 2018.


Musicalmente parlando dobbiamo aspettarci sonorità che ricordano i Candlemass, e band di quel tipo. In particolare gli Evangelist hanno un vocalist veramente versatile e capace di passare dai registri più bassi ai più alti, arrivando a tonalità parecchio elevate. Le chitarre sono decisamente possenti e la sezione ritmica è chiaramente perfetta. I musicisti coinvolti nel progetto sono avvolti in un alone di puro mistero, di fatto sappiamo solo che il vocalist degli Evangelist è anche lo stesso dei Monasterium, un’altra band degna di essere menzionata, di cui parlerò sicuramente più avanti. Il disco è composto da sette brani e tutti quanti sono assolutamente molto ben concepiti e ben suonati.


Il lavoro si apre con la travolgente “God Wills It”, una canzone che ci porta sin da subito nel mezzo di quella che può sembrare una crociata. Il brano si apre con un monito, urlato con la forza della Fede su una linea melodica che verrà poi armonizzata e sorretta dalla sezione ritmica. Le strofe ed i ritornelli risentono dell’influenza di band appartenenti all’Epic Metal più tradizionale, tuttavia è sempre un piacere ascoltare gruppi che sanno interpretare un genere piuttosto complesso. Arriva il turno di “Memento Homo Mori”, il famoso “Ricordati che devi morire” riletto e trasportato sulle tonalità decadenti e solenni della band. I polacchi narrano quindi di redenzione, pentimento e soprattutto della Morte, che tanto arriva e quindi state pronti. L’introduzione all’apparenza dissonante si rivela utile allo sviluppo di un brano che potrebbe essere definito come il “singolo” del disco, tant’è che è stato rilasciato per primo sul canale Youtube della band. Siccome ogni brano è praticamente diverso ed è difficile dire se la band abbia seguito un filo conduttore tra i brani, l’unica cosa che posso fare è dire che anche “Heavenwards” è un altro brano veramente interessante e si presenta probabilmente come quello più ricco di pathos e sentimento. Si apre con un riff che riprende lo stile del primo brano, ma che comunque è a sé – ed introduce – ad un cantato più intenso ed in un certo senso sofferto. Va menzionato un bellissimo assolo di chitarra, melodico ma che non si lascia scappare l’occasione di suonare virtuoso. Insomma, una vera e propria chicca all’interno di un disco già di per sé di altissimo livello. “Prophecy” è il quarto brano e per quanto mi riguarda il più canonico del disco, tuttavia è caratterizzato da alcune soluzioni musicali che strizzano l’occhio ad un certo tipo di Heavy Metal di natura meno ossessiva, soprattutto nel ritornello. Nonostante tutto si incastona perfettamente tra un brano e l’altro – non per dire che questo non sia bello, solo che è il meno interessante di tutti. Quinto brano che accompagna la nostra crociata è “The Passing”. Un brano che punta molto sul testo ed un cantato secondo me decisamente evocativo ed emozionante, sorretto da una strumentale che ricorda qualcosina degli Iron Maiden. Personalmente adoro questo brano perché mi riporta ad alcuni anni fa, quando avevo appena scoperto il Doom. E questo pezzo è il Doom, quello più intenso. Doom che alla fine permea tutto quanto il lavoro, del resto la band suona questo genere…però in alcuni brani c’è una sentita Fede che viene espressa, soprattutto se i testi parlano anche di religione. Cito e traduco “I nostri antenati erano uomini religiosi e temevano Dio. Adesso al loro posto c’è una generazione malata, figli peccatori, falsificatori della fede Cristiana, che compiono azioni immorali senza nessuna discriminazione”. Questa frase che ho trovato su Metallum, spiega bene il contesto del prossimo epico brano ossia “The Leper King”. Una cavalcata dall’incedere deciso e solenne, mista ad un riffing curato è la formula giusta, soprattutto se poi aggiungi un ritornello che più “true” di così, non si può. Termina il nostro viaggio con la maestosa “Eremitus (Keeper of the Grail)”, sempre lui, il Sacro Graal. D’altronde non poteva mancare quest’altro riferimento alla cultura Cristiana e Religiosa. Questo brano è anche il più travolgente ed il più lungo di tutto il disco. Qui si raggiunge un altro livello, quello del brano Doom che parla di monaci guerrieri devoti al Cristo, e di una figura che deve proteggere il Sacro Graal, l’ultimo cavaliere del Tempio di Salomone.


Insomma, tirando le somme, qua abbiamo davanti un lavoro rivolto alle persone che amano le sonorità più classiche e pure dell’Heavy e del Doom Metal. Dimenticatevi il growl, dimenticatevi la doppia cassa, tutto ciò che avrete sarà pura devozione verso il Doom di natura Epica e Tradizionale. Io personalmente adoro questo disco e questa band. Ho detto un sacco di volte la parola Doom, ma questa volta devo proprio dirlo: In Doom We Trust!



TRACKLIST

1. God Wills It

2. Memento Homo Mori

3. Heavenwards

4. Prophecy

5. The Passing

6. The Leper King

7. Eremitus ( Keeper of the Grail)



VOTO

9,5/10


BAND

"Memento Homo Mori"

Pubblicata il 3 Giugno 2019

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