ENEFERENS

ENEFERENS

"THE INWARD COLD"

A cura di Robin Bagnolati

Ciao a tutti. Questa volta il nostro viaggio alla scoperta del migliore underground ci porta a Missoula (Montana), pieno cuore degli Stati Uniti: in questa cittadina nasce il progetto Eneferens, one-man-band del polistrumentista Jori Apedaile. Con questo progetto nato nel gennaio 2016, Jori ci propone la sua idea di atmospheric black metal, che spazia da influenze melodic black fino al prog doom. Lo stesso Apedaile si è dedicato anche alla creazione dell’artwork del primo album “The Inward Cold”, dove il logo campeggia in mezzo ai monti del Montana, sopra ad un fitto bosco.

 

Visto che la storia della band è ancora molto scarna, è ora di passare a parlare di “The Inward Cold”, disco di 3 tracce, tutte oltre i 10 minuti di lunghezza. Tutti inizia con “The Mermaid” (12.05), che inizia a frequenze bassissime, con una chitarra che spicca lenta nel quasi silenzio. Quando batteria e basso entrano il tutto sembra quasi un ensamble jazz, ma ben presto le sonorità si fanno più potenti e distorte. La musica si ripete per un po’, fino all’arrivo della chitarra solista con una melodia lenta ed accattivante. I primi minuti del brano rendono bene l’idea delle atmosfere che si creeranno da qui in poi. Cosa degna di nota sta nel fatto che anche il basso ha il suo momento di gloria, cosa che purtroppo molte band si guardano dal fare. Quando arriva in scena la voce, si resta un po’ spiazzati: invece di un growl/scream arriva un cantato clean dolce e intonato. Il growl arriverà poco dopo, potente ma con molto riverbero. Dopo l’ottavo minuto arriva un nuovo momento dal forte impatto emotivo, con un coro che appare quasi etereo nel suono. Dopo una nuova sfuriata si arriva al minuto finale, dove regna la pace… Il giro di boa lo raggiungiamo con la seconda traccia: “Winter Heart” (11.08) ci accoglie in maniera completamente differente dalla precedente canzone. Sin dai primi secondi i suoni sono potenti, gli accordi cupi. Ai 50 secondi il ritmo accelera, in modo da preparare il campo alla voce dal growl più deciso. Finita la strofa abbiamo finalmente un cambio sul lato musicale, dove la chitarra accenna un po’ di vera melodia. Ogni tanto la parte melodica torna a fare capolino durante il brano, ma paradossalmente non è la parte principale, ma sembra quasi un accompagnamento alla sezione ritmica. Una scelta che ripaga quando torna il cantato, questa volta clean, creando un contrasto di puro effetto. Tutto questo, compreso un ottimo solo di chitarra, nei primi sette minuti. Il resto non voglio anticiparvelo: merita l’effetto sorpresa. Siamo arrivati all’ultima canzone, gli ultimi 11 minuti e mezzo del disco: “The Sky”. Di nuovo inizio atmosferico, con la sola chitarra che ci accoglie nel suo intro dal sentore vagamente acustico. La batteria entra leggera, senza forare come nei brani precedenti , e crea un tappero dove si inserisce a meraviglia il basso. Dopo due minuti di pura serenità arriva la mazzata, un muro ci raggiunge col giusto impatto. Dopo 3 minuti e mezzo compare la voce, accompagnata da una ritmica ancora più violenta. Il growl è possente, deciso, il migliore del disco. Prima dei 5 minuti nuovo intermezzo, dove stavolta la chitarra viene sorretta da un basso molto presente. Poco più avanti è davvero piacevole il contrasto tra il cantato clean e la durezza dello strumentale. “The Sky” è un continuo fluire di emozioni, senza nessun intoppo, fino al finale, dolce come l’inizio del disco.

 

The Inward Cold” è assolutamente un disco da ascoltare se amate le atmosfere del freddo nord: Jori Apedaile riesce, con la sua musica, a ricreare atmosfere e immagini delle montagne del suo Montana. Ovviamente, se siete amanti del virtuosismo, questo non è proprio l’album adatto a voi. Il disco è ben registrato e sorretto da una forte ispirazione. Rilasciato l’8 agosto 2016, questo album può essere messo di diritto nella top ten annuale del genere.

 

 

 

 

VOTO

9/10

 

Pubblicata il 30 Ottobre 2016

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

robin.reviews@hotmail.com