DUNKELNACHT - “Anthropocenia” (Steel on Fire - Metal Webzine)
TITOLO

A cura di Robin Bagnolati

Una band al confine quella dei Dunkelnacht: un metal a cavallo tra black e death e un'origine in parte francese e in parte olandese. Oltre ai tre full-lenght (l'ultimo uscito poco tempo fa), la band ha all'attivo diversi split e demo oltre a due EP, l'ultimo dei quali è quello che analizzerò fra poco, ossia “Anthropocenia”, uscito nel 2017 per Wormholedeath. L'EP è composto da quattro tracce per una durata di 16 minuti ed è accompagnato da un artwork in bianco e nero, che potrei definire un elogio alla simmetria.


Anthropocenia” - Iniziamo il disco con la traccia più lunga, quasi sei minuti. Ad aprire le danze è una melodia classica di pianoforte, che lascia spazio allo strumentale vero e proprio, lento e cupo, sorretto da una batteria che invece spinge sull'acceleratore. Il cantato in growl in certi tratti è piuttosto cadenzato. Lo strumentale riesce a creare un'atmosfera accattivante, ma il cantato rientra sempre per risvegliarci dal torpore. Brano interessante, con un piccolo momento che si discosta dal resto del brano dopo il quarto minuto.

Extinction” - Dal più lungo al più corto, quasi un intermezzo col suo minuto e poco più di durata. Un vero e proprio momento simil acustico, quasi a voler riprendere il momento di stacco del brano precedente... Mah...

Nenia” - Stavolta si inizia subito con un chiaro sentore di oscurità, con le chitarre che suonano lunghe note distorte e il basso in primo piano col suo riff in 8/8. Davvero bella la parte di chitarra che risuona nella prima parte di questo strumentale di quasi cinque minuti. A mantenere viva l'attenzione sono anche i ripetuti stacchi che sembrano dare il via ad un cantato che non arriva mai.

Ikonoklazt” - Qui l'inizio sembra dirigersi verso il black, virando poi verso un brano dall'attitudine più melodic death. La melodia del ritornello si pianta in testa ed è difficile liberarsene, arriva quasi a ricordare nello stile gli Amon Amarth. Il finale, invece, si incattivisce leggermente.


Questo EP potrei definirlo diviso a metà, con le prime due tracce da sufficienza tirata e le ultime due da voto medio-alto e che valgono da sole l'ascolto del disco. Un lavoro interessante e godibile nel complesso, che non fa gridare al capolavoro ma che merita più di un semplice e distratto ascolto.



Heimdall - chitarra

Alkhemohr - basso

Tegaarst - batteria

M.C. Abagor - voce



TRACKLIST

1. Anthropocenia

2. Extinction

3. Nenia

4. Ikonoklazt




VOTO

6,5/10


BAND

"Ikonoklazt"

Pubblicata il 31 Marzo 2019

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12 Ottobre 2016

by Robin Bagnolati