DIG ME NO GRAVE - ''Immemorial Curse''

DIG ME NO GRAVE

"IMMEMORIAL CURSE"

A cura di Igor Gazza

Il buon DEATH METAL old school! La Satanath Records ci delizia con queste chicche e ci propone i Dig Me No Grave, una band originaria di Vologda, ridente cittadina sulle sponde del Lago Kubenskoe nel nord ovest della Russia. L'opera, intitolata “Immemorial Curse” si compone di dieci brani per una durata di poco meno di 35 minuti e ti assicuro caro lettore... decisamente intensi.

 

The Curse (Intro)”: si inizia con una preghiera, una richiesta di soccorso, si fa riferimento ad una maledizione, l'elemento centrale di questo concept...

Ritual Slaughter”: ritmo tambureggiante, l'ascoltatore viene immerso in uno schiacciasassi. I ritmi non sono esageratamente frenetici, la voce è cavernosa ma un po' monocorde e non cambia mai, le chitarre danno il loro apporto in termini di compattezza e come del resto il basso che comunque a sprazzi si sente abbastanza nitidamente. Sul finire del brano troviamo un assolo non particolarmente riuscito.

Initiation to Afterlife Disciplines”: inizia il basso, e già mi piace. Il brano è bello pesante, non veloce ma un monolite Death Metal, si avvertono il peso della batteria che sembra una contraerea. Alexey Rumyantsev, il cantante, riesce di poco ad essere più vario di prima: apprezziamo l'impegno.

Cursed Acheron”: più si va avanti nelle tracce più le armi a disposizione del combo russo diventano sempre più affilate. Questo brano è letteralmente un macina carne, di una profondità enorme, il suono è strutturato e vario. Un pezzo davvero interessante, un piacere da ascoltare, l'assolo di chitarra è pregevole: non un'opera d'arte, ma direi stupefacente.

Dig Me No Grave”: una mazzata sui denti accoglie l'ascoltatore che, ignaro, si presenta al cospetto del quinto capitolo dell'opera. Ammetto che, a mio gusto, questo brano anche se bello carico di astio e potenza, non mi ha entusiasmato: l'ho trovato un po' monotono e l'assolo di chitarra non mi ha fatto saltare dalla sedia.

The Call of the Witch”: i musicisti si devono essere accorti del piattume del brano precedente, perché questa traccia risulta sotto tutti i punti di vista decisamente più "viva", palpitante, addirittura il ritornello assume una sua melodicità, sicuramente aspetto desueto in campo Death Metal. Davvero un ottimo brano che, come tutte le cose belle, dura poco: tolta l'introduzione è il brano più corto dell' album.

Ancient Aliens”: un bel noise di chitarra seguito dai colpi di batteria aprono il sesto capitolo dell'opera. Un sound pieno e rotondo, brano non troppo lungo ma decisamente granitico.

Monument to Violence”: già il titolo mi intriga, oscuro e malsano. Il brano parte, poi il ritmo rallenta per poi ripartire, nessuna velocità ma quella pesantezza claustrofobica che accompagna l'ascoltatore durante tutto l'ascolto. Una traccia decisamente difforme dai soliti schemi del Death classico, dove il growl si mischia con lo scream, le chitarre non sono a sega circolare ma rotonde e corpose ed a metà pezzo i ritmi si fermano, per lasciare spazio ad un assolo. Ben strutturato e dinamico un brano che risulta essere la punta di diamante del disco, a parere mio.

I See Them!”: batteria cannoneggiante e noise di chitarre ad aprire il penultimo brano del cd. Qui troviamo anche una buona velocità di esecuzione mai espressa appieno da Anatoliy Schenikov, batterista della band, mentre le chitarre serrano i ranghi e contribuiscono a creare un muro sonoro invalicabile.

Edge of Eternity”: ultima traccia del disco, ritmo cadenzato fino a circa un minuto e mezzo poi il sound si modifica e diventa decisamente strutturato, dinamico, vario ed un assolo di basso ci prende tra capo e collo. Batteria e chitarre si stringono e come risultato abbiamo un sound imperioso e traboccante di ferocia.

 

Vi dico subito, cari lettori, cosa non mi è piaciuto di questo album: sicuramente la voce sempre troppo uguale. Ok, voi direte, è Death Metal, che altra caspita di voce vuoi fare??? Io Vi risponderei che il buon Alexey dovrebbe fare qualche sforzo in più per rendere il suo vocalizzo meno monocorde ed in effetti, in paio di brani, c'è anche riuscito, quindi i mezzi li ha, come si diceva a scuola “è intelligente ma non si impegna a fondo”. La produzione è ottima, ben curata, ogni strumento ha la propria nicchia da cui si eleva quando chiamato in causa. Tecnicamente il combo russo si esprime davvero bene, ogni brano risulta diverso dall'altro, per nulla monotono. Questo cd si ascolta con goduria fino alla fine, comunque quello che mi ha stupito è anche il fatto di non ricercare la velocità e la violenza ma la necessità di creare un disco potente e ben architettato. Detto questo, dal punto di vista del songwriting, i Dig Me No Grave non insegnano nulla, ovviamente, ma si ritagliano uno spazio tra quei gruppi che possono essere apprezzati anche dai non puristi del Death Metal, davvero un'ottima scoperta!!! Grazie Satanath Records, grazie Dig Me No Grave.

 

 

 

 

VOTO

8/10

 

Pubblicata il 22 Agosto 2017

DIG ME NO GRAVE

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