DARKFLIGHT - ''The Hereafter''

DARKFLIGHT

"THE HEREAFTER"

A cura di Matteo Perazzoni

Salve a tutti lettori di Steel on Fire. La volta scorsa mi è toccato recensire un gruppo con pochissima esperienza, giusto due brani... Adesso invece arriva direttamente nella mia discografia l’album di una band Black/Doom proveniente da Varna (Bulgaria). Codesta band è attiva dagli anni 2000, e vanta una discografia composta da svariati Demo ed EP, e ben tre album. Stiamo parlando dei Darkflight, inizialmente una one-man band composta da tale Ivo Iliev (che si occupava ovviamente di tutti gli strumenti). Attualmente la band è composta da un duo, il sopracitato Ivo Iliev e certo Milen Todorov (anche lui si occupa di molti strumenti del caso). La band in passato ha avuto momenti non proprio felici, ma adesso sembra aver trovato una certa stabilità. Premesso questo, il nuovo album intitolato “The Hereafter” pare essere molto interessante; sin dai primi ascolti, seppur frettolosi, emergono le potenzialità del duo bulgaro, che è riuscito a creare un blend di sonorità molto varie tendenti al Doom Metal, avente qualche influenza esterna tipo Ambient o Black Metal. “The Hereafter” è composto da soli sei brani piuttosto lunghi, in totale quasi un’ora di musica; già da questi pochi indizi possiamo comprendere quali sono le caratteristiche del disco, uscito per Black Plague Records, Metallic Media e Symbol Of Domination, che andremo a descrivere tra poco.

 

Crushed” è la prima traccia del disco, un brano da nove minuti con una certa cadenza dall’incedere potente e deciso, basata su una ritmica trascinante e resa melodica dai temi di chitarra. In sottofondo si possono udire quelle che sembrano essere delle tastiere. La sezione ritmica tende a variare a seconda dell’evoluzione del brano, e questo è positivo per rendere più dinamico l’ascolto. Per quanto riguarda il cantato, sia esso in pulito, o in scream, ben si adatta al contesto talvolta atmosferico ed onirico, o più cadenzato e incalzante. Il brano è comunque molto facile da ascoltare, nonostante il genere sia un bel po' complesso, nella maggior parte dei casi. Questo aspetto non è da sottovalutare, poiché si potrebbe scartare a priori per via di qualche pregiudizio (comprensibile). “Expiring Soul” è leggermente più breve della precedente, ma son comunque sette minuti di sonorità Ambient e Doom, in un blend dal gusto epico ed onirico. Questa traccia è basata soprattutto su un utilizzo più o meno equilibrato di melodie ottenute con la chitarra elettrica, quest’ultima sorretta da una ritmica decisa e costante, mai invadente. E’ evidente nella composizione la volontà di creare atmosfere contrastanti, che non risultano mai banali. Le tastiere servono per dare corpo ad una sezione ritmica comunque molto potente di suo. Dal punto di vista canoro, anche qui lo scream è stato usato a modo, per non rovinare il fragile equilibrio sonoro che la composizione vanta. E’ possibile anche udire, anche una chitarra acustica, che dona un tocco di melodia al brano; anche questa traccia è molto facile da seguire. “Giving Up” è la terza traccia del disco, ed una delle più lunghe. In questo brano il duo preferisce dare un tocco malinconico, quasi decadente, che emerge dalle prime battute; è percettibile il confine tra un Melodic Metal ed un Atmospheric Black che viene fuori nei momenti opportuni. La qualità interessante di codesto brano è che è sempre sorretto da qualche linea melodica, sia essa di chitarra o di tastiera, un fattore da tenere in considerazione poiché è grazie a queste accortezze che non ci si annoia durante l’ascolto. Il duo riesce anche ad essere delicato e ricercato; difatti sono in grado di inserire delle sezioni quasi totalmente acustiche. Nei suoi dieci minuti, questa traccia ci permette di capire quali sono le intenzioni dei Darkflight: suonare un genere molto complesso, dal punto di vista dell’ascoltatore, rendendolo invece più accessibile attraverso composizioni ricercate, melodiche e sognanti. Il duo convince molto anche dal punto di vista del cantato, che come nei precedenti brani, è sempre ben curato. L’utilizzo equilibrato dello scream, e l’uso teatrale del cantato in clean è molto azzeccato. Non mancano alcune parti narrate tipiche del genere che ovviamente servono anch’esse, nel complesso del pezzo, a rendere più vario l’ascolto. “The Outpost” si apre invece come un brano Doom Metal, impreziosito da alcune sfumature riconducibili a certo Gothic degli anni passati. Un brano che si sviluppa molto facilmente su una ritmica più tirata e meno curata a livello di atmosfere, ma data la lunghezza di circa sei minuti, ci può anche stare. Proprio per questo il duo non bada a spese e si lancia appena può in sezioni più auree ed oniriche, sempre con l’utilizzo delle chitarre per ottenere più melodia e dinamicità. In codesto brano il cantato è molto più diretto e meno teatrale, anche se resta quel tocco di malinconia che non guasta. Il brano si chiude in modo spettrale quasi... ma interessante. “Sans Ame” è la quinta traccia, nonché la più lunga del disco, con i suoi dodici minuti. Inizialmente il brano è quasi totalmente suonato su tastiere, che evocano sonorità molto decadenti e cupe, sulle quali si sviluppa un cantato quasi sussurrato. Il brano si apre dopo i primi minuti con la sezione ritmica, e le chitarre che svolgono la loro funzione sia melodica sia ritmica. La continua evoluzione del brano è fondamentale, in quanto viene spezzata l’eventuale monotonia che si sarebbe potuta creare. Resta in ogni caso quel senso di malinconia decadente, avvolta da un manto di speranza. Incredibile quanto la musica possa trasmettere... non è facile rendere interessante l’ascolto di un genere come questo, di base molto statico. Nel corso del brano i cambi di sonorità sono molti, e di varia natura; verso la fine il pezzo diventa quasi acustico, per poi ritornare sul Doom/Gothic più atmosferico. “Threshold Of Death” è la sesta ed ultima traccia dell’album, ed a lei tocca l’arduo compito di chiudere un viaggio musicale avente diverse e varie sorprese all’interno. Inizia quasi totalmente acustica, sorretta giusto da qualche tastiera e dalla chitarra elettrica che va a colorare il blend di sonorità. Oramai, abbiamo ben compreso quali sono le capacità del duo, e serve a ben poco descrivere passo dopo passo cosa andremo ad ascoltare anche nell’ultimo brano. Vi basterà sapere che anche qui avremo diversi cambi di atmosfere, sezioni intense e melodiche, dal sapore onirico. A colorare il tutto, oltre alle chitarre elettriche, abbiamo tastiere, ed un buon utilizzo dello scream e della voce in clean.

 

I Darkflight sono un duo che ha ben capito come suonare Doom, rendendolo più atmosferico e trascinante. Sono in grado di comporre brani lunghi, onirici ed accattivanti. E’ una band che consiglio ai presunti fan del Black Metal, ai presunti fan del Doom Metal, agli amanti delle sonorità Ambient in genere. “The Hereafter” è un concentrato di emozioni e sensazioni malinconiche, ma che non lasciano all’ascoltatore la volontà di sperare in una rinascita. A mio parere un album che può entrare facilmente in una eventuale Top 10 di un amante del Black Metal.

 

 

 

TRACKLIST

01. Crushed

02. Expiring Soul

03. Giving Up

04. The Outpost

05. Sans Âme

06. Threshold Of Death

 

 

VOTO

8,5/10

 

Pubblicata il 22 Ottobre 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati