DAAT

DAAT

"THERE ARE NONE SO BLIND AS THOSE THAT WILL NOT SEE"

A cura di Robin Bagnolati

I Daat sono una Black Metal band nata nell’estremo nord, più precisamente a San Pietroburgo. L’organico dei Daat ora è formato da 5 musicisti, in parte anche finlandesi, ma all’uscita del loro primo EP “There Are None So Blind As Those That Will Not See” era sostanzialmente una one-man band formata dal solo Ilya T. (chitarra e voce), che si è però avvalso della collaborazione di Dym Nox alla batteria e di Heinrich Von Heretik al basso. Per le loro tematiche, i Daat si ispirano ai libri dei maestri della letteratura horror e ad antichi testi di filosofia, oltre ad una dose di alchimia come l’artwork dell’EP suggerisce. “There Are None So Blind As Those That Will Not See” è stato pubblicato il 10 Ottobre 2015 da Heretic Records e distribuito successivamente anche da Satanath Records.

 

Partiamo con la musica con la prima canzone “From the Sheer Void and Nothingness”, un’intro di quasi due minuti di durata, con una melodia angosciante che si alterna ad effetti che rendono bene l’idea dell’horror che ci aspetta. “Alterare Of The Greatest Abyss” è il primo brano vero e proprio: ci addentriamo da subito in sonorità puramente black, nonostante la chitarra principale suoni una melodia lentissima. Il growl è discreto, la ritmica senza sosta: il rischio di annoiarsi non è previsto, soprattutto nella seconda parte in cui iniziano un po’ di variazioni. Oscurità e violenza procedono a braccetto per tutta la durata del brano, fino al finale con effetto eco. Il terzo brano è “Ascended Above All Humanity”: oscura violenza sin dal primo secondo, con una ritmica pesante, growl a note alte e un riff di chitarra molto più convincente. Il brano inoltre suona più vario rispetto al precedente, con alcuni stacchi della parte ritmica piuttosto particolari a ravvivare ancora di più l’interesse. Bello il finale, con l’energia del brano inalterata che però sfuma lentamente. Ci avviciniamo alla conclusione di questo EP con “Illuminating Whereas Withering”: ancora una volta parte subito la violenza, con una ritmica ancora più pesante e un riff di chitarra più duro. Il cantato, purtroppo, in certi momenti è fin troppo effettato, arrivando a risultare praticamente incomprensibile anche ad un orecchio allentato, mentre il solo di chitarra a metà canzone stacca dal resto, creando un momento di divagazione che evità di cadere nel monotono. Verso fine brano raggiungiamo l’apice del crescendo continuo che comprende anche le altre canzoni. Concludiamo con “Scarlet Down of Obsolete Aeon”, l’outro del disco: tutto si placa, una lenta melodia molto cinematografica ci accompagna all’uscita con un puro tocco di classe.

 

A differenza di altre band Black delle terre ex sovietiche, i Daat sembrano attingere il più possibile dalle sonorità della vicina Finlandia, creando una sonorità sicuramente non originalissima, ma nemmeno banale: azzeccata l’idea di creare un unico crescendo tra la seconda e la quarta canzone, creando così un trait d’union che collega il cuore del disco, il tutto impreziosito dalla ciliegina del finale da colonna sonora. La band ha ancora parecchio da dire e noi aspettiamo fiduciosi.

 

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

Pubblicata il 21 Dicembre 2016

robin.reviews@hotmail.com

 

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12 Ottobre 2016

by Robin Bagnolati