CYDEMIND - ''Erosion''

CYDEMIND

"EROSION"

A cura di Andrea Veronesi,

revisione di Giulia Fordiani

Arriva da Montreal questo ambizioso progetto strumentale dei Cydemind dal titolo "Erosion", prodotto da Christian Donaldson (Cryptosy, The Agonist, Beyond Creation, Neuraxis) e pubblicato il 26 maggio 2017. La band è formata da Olivier Allard al violino, Alexandre Dagenais alla batteria, Camille Delage alle tastiere e piano, Nico Damoulianos al basso e Kevin Paquet alla chitarra. Per la seconda volta in breve tempo, mi trovo a recensire una band canadese dedita a un Progressive Metal tecnico ma mai stucchevole, con una particolare peculiarità: l'uso del violino ben amalgamato nelle complesse strutture compositive dei brani.

 

L'opener "What Remains" ci catapulta immediatamente in questa coraggiosa opera strumentale: l'attacco del riff di chitarra ci rimanda ai Symphony X, ma a fare da contraltare entra subito il violino che, per gran parte del pezzo e nella maggior parte dell'album contrariamente a quanto possiamo pensare, seguirà le ritmiche della chitarra sovrapponendosi spesso ad essa con un risultato veramente personale e gradevole. Inserti di tastiere interessanti conferiscono alla composizione una leggera connotazione sinfonica.

La successiva "Tree of Tales" apre con un tempo sincopato che fa emergere interessanti influenze jazz. Protagonista è il pianoforte di Camille Delage, che imbastisce un dolce tappeto sostenuto da un preciso lavoro di basso e batteria, sul quale chitarra e violino tessono trame variegate. Parte centrale veramente efficace resa con una grande perizia tecnica: il risultato è ottimo. Riascoltando più volte questo brano, però, ha continuato a ronzarmi in testa un dubbio: se fosse stato cantato e non solo strumentale, questo sarebbe stato un capolavoro.

Introduzione acustica per "Derecho", dove il violino di Allard la fa da padrone traghettandoci fino alla travolgente entrata della ritmica distorta della chitarra, che spinge sull'acceleratore andando a duellare a turno con tutti gli strumenti. Grande spazio anche al basso con una linea sempre fresca ed interessante, Alexander Dagenais sfodera un'ottima prestazione dietro le pelli: le diverse idee espresse in questo brano avrebbero potuto uscire anche dalla testa di Petrucci & Co.

Il dolce scrosciare del mare ci spinge a tuffarci in "Red Tides", che con la sua interessante e classica ritmica progressive ci permette di recuperare un pò di immediatezza. Spazio a scambi solisti tra chitarra e violino in un brano molto compatto e dalla struttura quadrata, finale in crescendo affidato alle tastiere.

Ritorniamo su lidi più tranquilli con "Stream Capture", dove chitarra acustica, violino e pianoforte ci cullano verso la parte centrale dove si staglia il solo di Kevin Paquet, coadiuvato dal sempre misurato violino di Allard. Sul finale da notare la capacità di interscambiare le parti dei vari strumenti dando vita a una composizione sempre molto articolata e non comune.

Arriviamo alla suite finale che dà il titolo all'album: "Erosion" e vi dico subito che probabilmente ci vorrebbe una recensione intera solo per questo brano visto che dura la bellezza di 27 minuti! Bisogna veramente essere coraggiosi per incidere un brano Progressive Metal completamente strumentale di questa durata, considerando tra l'altro che tutto l'album non è cantato denota la stessa geniale pazzia che riscontrai nell'altro artista canadese che ho avuto modo di recensire tempo fa. Che dire? Si vede che in Canada deve veramente esserci qualcosa di buono nell'aria! Torniamo al brano, all'interno del quale viene condensato tutto l'amore per questo genere, una devozione totale supportata da un’ottima vena compositiva e tecnica. Per intenderci, questo è uno di quei brani dal quale un'altra band potrebbe tranquillamente scriverci un album intero estrapolandone le singole parti. Viene dato ampio spazio a tutti gli strumenti, liberi di esprimersi e rincorrersi per questa intensa mezz'ora che ci trasporta nel perpetrarsi della natura che è il tema dominante di questo album complesso e sofisticato, da apprezzare estraniandoci dalla realtà che ci circonda. Suddiviso in tre parti quasi come un’opera teatrale, questo brano diventa travolgente intorno alla fine di quello che potremmo considerare il finale del primo atto, appena un attimo per rifiatare prima che i riff e la batteria tornino a spingere sull’acceleratore, offrendo supporto al violino che disegna trame dal sapore quasi orientale, in un gioco di piacevole contrasto, ancora una lunga parte melodica, dove si può apprezzare anche il pregevole lavoro del basso che ci introduce al gran finale.

 

I Cydemind hanno lanciato i dadi con questo “Erosion” giocando con la sorte, sprezzanti di un pericolo che si nasconde dietro l’angolo, ma ben consapevoli del rischio corso, perché concepire un’album di più di un’ora di Progressive Metal completamente strumentale è veramente un azzardo, pensare poi di infilarci un brano di 27 minuti è quasi un suicidio annunciato… Questo lavoro sancisce l’enorme differenza che intercorre tra sentire ed ascoltare: nel primo caso non si presta attenzione, ci si lascia distrarre senza cogliere i dettagli di ciò che succede. Pensateci bene, anche un rumore è tale perché lo sentite, almeno la prima volta, solo nel caso si ripeta allora prestate attenzione e lo ascoltate. Nel nostro caso stiamo ascoltando musica ed un genere complesso, pieno di mille sfaccettature e di tanti colori, allora il mio consiglio è quello di non fermarvi ad un primo ascolto di “Erosion”: dategli il tempo di scalfire la vostra superficie e vi accorgerete di trovarvi di fronte a un’opera magnifica.

 

 

 

TRACKLIST

1. What Remains

2. Tree of Tales

3. Derecho

4. Red Tides

5. Stream Capture

6. Erosion

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

"Tree Of Tales"

Pubblicata il 12 Novembre 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati