CHALICE OF SUFFERING

CHALICE OF SUFFERING

"FOR YOU I DIE"

A cura di Robin Bagnolati

Facciamo un bel salto ed arriviamo a Minneapolis, negli Stati Uniti, per trovare una band ancora giovane, ma solo per la data di fondazione che risale al 2015, visto che i membri sono tutti over 30. La band di cui parleremo oggi si chiama Chalice of Suffering e ci presenta la sua concezione di Funeral Doom Metal. La lineup, che si divide tra Stati Uniti e Bulgaria, è composta da: John McGovern (voce), Will Maravelas (chitarre e basso), Aaron Lanik (batteria), Robert Bruce Pollard (flauto), Nikolay Velev (tastiere e chitarre), Allan Towne (guest vocals) e Kevin Murphy (cornamusa e voci celtiche/irish). Il primo album della band “For You I Die” è uscito il 26 Aprile 2016 per GS Records, anche se attualmente la band è senza etichetta, ed è accompagnato da un artwork molto d’impatto, assolutamente inerente alle atmosfere del disco.

 

Il primo brano del disco si intitola “Darkness”: note lunghe ci accolgono, cupe e quasi terrificanti, con note di chitarra distorta in secondo piano, prima del piccolo “solo” della chitarra solista. Una dolce melodia delle tastiere prepara il campo alla voce, che arriva a noi con un growl quasi parlato, mentre la ritmica continua incessante. Ai 3 minuti tutto cambia, l’atmosfera sembra quasi illuminarsi, il growl si mette da parte, la melodia resta tetra ma stranamente anche “solare”, anche se per poco tempo. Dieci minuti che scorrono quasi completamente strumentali, dove effettivamente la voce più presente sarebbe stata di troppo. Passiamo alla leggermente più corta “Who Will Cry”, che parte più aggressiva della canzone precedente, con una chitarra molto distorta e una più “normale” a creare la melodia. Anche qui la voce compare solo come parlato clean e poco per volta, mentre una lenta melodia si sviluppa. Quando la melodia si fa da parte compare un growl gutturale quasi ad intervallare il brano. Ovviamente, vista la scarsità di spazio, i testi di entrambe le canzoni non sono molto sviluppati ma, ripeto, nell’economia de brani questo è assolutamente un pregio. I tempi si accorciano con “For You I Die”: melodia in stile molto classico, quasi da horror in costume per questa introduzione, che lascia poi spazio ai suoni rudi delle chitarre e della batteria. Più il brano scorre, più ci percepisce il lento crescendo che la band ha ideato, crescendo che si interrompe all’inizio del growl. Si percepisce un’atmosfera che galleggia tra il tetro e il romantico, mix che sembra funzionare. “Alone” inizia con la sola batteria: ci vogliono 40 secondi per poter sentire le prime note di chitarra. La melodia che si sviluppa è lenta, la voce appare con un parlato clean, poche parole ben assestate, prima del growl. Finalmente si riesce a distinguere chiaramente il suono del basso, fin’ora sempre relegato alla parte ritmica, mentre il cantato passa ad un effetto di doppia voce in botta e risposta. Quando inizia quella che sembra la conclusione del brano ci si rende conto di trovarsi appena ai due terzi del tempo e sembra che la canzone si dilunghi a suon di monotonia, ma le chitarre tornano a farsi sentire prepotentemente, riportando una carica che era sparita, portando ad un finale che chiude di colpo la canzone. “Screams of Silence” apre la seconda metà del disco: ancora ritmo lento, ma stavolta la batteria ha un volume più alto, quasi a volerla mettere in risalto. Dopo una piacevole melodia arriva il cantato con un growl deciso, ben piazzato. Siamo di fronte ad un brano diverso dagli altri sia per la struttura, leggermente più varia, sia per il diverso uso della voce, più protagonista quando entra in scena. Dopo una serie di canzoni lunghe arriviamo ad una molto corta, infatti “Cumha Do Mag Shamhrain” dura meno di tre minuti: la cornamusa è la padrona incontrastata del brano con la sua triste melodia. Dopo questo intermezzo arriviamo alle due canzoni più lunghe del disco, partendo da “Fallen”, dove il flauto prende il posto della cornamusa e trasporta la nostra immaginazione nelle verdi terre irlandesi. Ma poi anche sul verde cala la notte, qui rappresentata da chitarre distorte, batteria e basso. Purtroppo lo strumentale tende a farsi monotono, prima della variazione che troviamo dopo l’ingresso della voce. Da questo momento la canzone vive di lunghi minuti di lentezza assoluta e assolutamente statica, che si dissolve solamente verso la fine. L’ultimo brano è “Void”: qui è un vinile ad accoglierci, con questo effetto che fa da base alla chitarra che crea una melodia lenta e molto spezzettata. La velocità aumenta leggermente poco prima dei 2 minuti, ma solo dopo 3 minuti la situazione si smuove, grazie all’ingresso in scena del cantato. Purtroppo il brano viaggia sulle ali della monotonia, rendendo difficile arrivarne alla fine.

 

For You I Die” è una buonissima opera prima se escludiamo gli ultimi 20 minuti: le idee della band sono buone, le atmosfere create con maestria e la registrazione è discreta, ma gli ultimi minuti sono davvero un salto nella noia. “Fallen” in certi punti si salva, mentre “Void” è pura monotonia. Un vero peccato, perché altrimenti saremmo davanti ad un disco da classifica annuale.

 

 

 

 

 

VOTO

7/10

 

Pubblicata il 20 Gennaio 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati