BLOODBOUND

BLOODBOUND

"NOSFERATU"

A cura di Andrea Veronesi

Debutto discografico per il combo svedese dedito a un power classico di chiara matrice europea, pubblicato nel 2005 dalla giapponese Avalon. La lineup che ha lavorato al disco è formata da Urban Breed (voce), Tomas e Henrik Olsson (chitarre), Johan Sohlberg (basso), Fredrik Bergh (tastiere) e Pelle Åkerlind (batteria). L’album è un concept imperniato sulla figura di Dracula, come del resto fanno ben intendere sia il titolo che l’artwork della copertina.

 

L’opener “Behind the Moon” e la successiva “Into the Dark”, stabiliscono subito i confini entro i quali si muoverà la band, ritmi serrati, assoli di chitarra mai troppo invadenti e il senso di forte compattezza, il tutto affidato al vocalist Urban Breed, già noto alla scena metal per aver militato nei Tad Morose. Proprio il singer con le sue capacità interpretative rappresenta il valore aggiunto dell’intero lavoro. Arriviamo alla terza traccia, la title track “Nosferatu”, sicuramente uno dei pezzi trainanti, introdotta dal fragore del tuono, parte con un intro lenta accompagnata dalla voce sulfurea di Breed, ma è solo il preludio al pezzo vero e proprio che attacca con un riff destinato a rimanervi in mente per lungo tempo, il risultato è molto efficace grazie anche a un ritornello fatto per essere cantato in coro dai fan nei live. Con “Metal Monster” e “Crucified” riportiamo tutto dentro ai binari percorsi dalla band scandinava e arriviamo a un altro dei pezzi più efficaci del lotto: “Desdemonamedia” che prende in prestito le sonorità del power americano, soprattutto per i suoni e per il caratteristico giro di chitarra potente che lo caratterizza. Nelle successive due tracce “Fallen From Grace” e “Screams in the night”, i nostri pagano le loro influenze alle Zucche Teutoniche e alla Vergine di Ferro, riferimenti che non si perdono mai di vista nell’intera release. Nella successiva “For The King”, Breed da prova della sua estensione vocale, senza fare il verso a nessuno, segue “Midnight Sun”, ed arriva la chiusura con l’epica “On the Battelfield”.

 

54 minuti di onesto power classico, senza fronzoli e troppi compromessi, tecnicamente ben suonato e con un cantato impeccabile, di fatto non aggiunge niente di nuovo al genere, ma grazie al timbro vocale, alle tematiche scelte e a quel pizzico di oscurità che trapela in ogni pezzo, rende questa prima uscita dei Bloodbound molto interessante.

 

 

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

Pubblicata il 4 Gennaio 2017

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

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