BESTIALORD - ''Law Of The Burning'' (Steel on FIre - Metal Webzine)

BESTIALORD

"LAW OF THE BURNING"

A cura di Matteo Perazzoni,

revisione di Giulia Fordiani

Salve a tutti lettori di Steel on Fire, dopo una lunga ed ingiustificata assenza dovuta a problematiche varie, mi ritrovo a scrivere ancora su questi schermi di band, più in generale di album, e di musica. Non che fosse una novità, ma occupandomi quasi principalmente di Doom Metal, mi sarei aspettato dal debutto dei Bestialord qualche cosa di molto più interessante in questo senso. Ma se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi tempi, è quella di non farsi troppe aspettative, che sovente vengono deluse… O quanto meno non soddisfatte per intero.

 

Così mi ritrovo a dire in via generale che questo album “Law Of The Burning” è una proposta riuscita forse solo a metà. Poichè va detto che questo disco, seppur ci siano spunti interessanti e/o composizioni di valore certamente di un livello discretamente buono, si fa realmente fatica ad apprezzarlo per intero. Complice sicuramente una monotonia generale dell’album, che incide negativamente e porterà buona parte degli ascoltatori a soffermarsi su quelle poche atmosfere intriganti che fanno parte della produzione, ma non resterà per nulla impresso nella mente di nessuno. Molto passabile, anzi, evitabile direi.

 

Stiamo parlando di un progetto nel quale i membri coinvolti cercano disperatamente di creare un prodotto buono, ma tendono a fallire per svariati motivi. Un album veramente di difficile comprensione, posto anche il fatto che potremmo definirlo diversamente dal genere che in effetti si rivelerà, ovvero un Death/Thrash per niente ispirato. Che sicuramente piacerà a qualcuno, ma annoierà diversi eventuali ascoltatori. In quasi quaranta minuti di musica effettiva, i Bestialord riescono almeno in quell’unico intento positivo di concentrare dei brani più o meno accattivanti, ma che mancano di mordente ed in diversi casi annoiano pure. E se musicalmente potrebbe venire meno la capacità di coinvolgimento del gruppo, dal punto di vista meramente vocale c’è ben poco da aggiungere. L’unica cosa che potremmo salvare è la qualità della produzione, che almeno dà un certo onore alla musica suonata.

 

The Doom That Came” – Seppur inizialmente potrebbe sembrare un brano dall’aspetto tendente al Doom, si rivelerà successivamente in una sfuriata Thrash senza precedenti. Buono ma ci si aspetterebbe molto di più arrivati a questo punto.

Vermin” - Leggermente sulla stessa scia del brano pocanzi descritto, cambia veramente molto poco. Sembra quasi che questo brano dovesse proseguire per forza di cose quello che era stato detto nel brano precedente. Passabile anche se preso in singolo.

All Fall Down” – Brano nel quale è presente un’introduzione differente e che apre ad un tipo di ritmiche e situazioni diverse. Apprezzeranno i fan del Death anni ‘90, poiché questo brano sembra uscito da qualche produzione dimenticata di quegli anni. Cosa buona.

Law Of The Burning” – Arriva il momento dell’attesa title track, che non può ovviamente mancare. I nostri vogliono dare una certa impronta Thrash al brano e se ne fregano del fatto che questo riffing è abusato tantissimo. Tra rallentamenti e vocals tipiche del Death più grezzo, forse è uno dei brani più ispirati tra tutti.

Marduk Kurios” – Semplice proseguimento del brano precedente, quindi non avrò altre cose da raccontare. Oltre a qualche riff più o meno vario qui e là, avremo anche un assolo. Brano discreto.

I Am Pain” – Come nella terza traccia, né più né meno, avremo le stesse sequenze tra riffing Thrash/Death e rallentamenti vari. Solo che i riff sembrano veramente uguali.

Loathed Be Thy Name” – Anche se il titolo ad effetto avrebbe potuto farci pensare “Beh dai figo” in realtà verremo travolti dalla dura consapevolezza del fatto che questo gruppo è decisamente monotono e per niente personale. Derivativi al massimo.

“Above The Vaulted Sky” - Brano dall’aspetto più Doom, vuole un po' riprendere la stessa scia della traccia. Niente di nuovo sotto al sole. Classico pezzo che evolve nel Death old school e che però non può essere così debole d’impatto. Cioè, dov’è la grinta e la forza di un gruppo del genere? Valori non pervenuti.

What Is The End” – E meno male che siamo arrivati alla fine, direi. Praticamente questo brano potrebbe essere nelle corde di band come i Cathedral... Solo che questi ultimi ci riuscivano molto meglio.

 

A conti fatti questo album io non l’ho capito per niente. Oppure è semplicemente fatto male, e considerando la durata media di ogni brano di circa 4-5 minuti, io ho dovuto skippare. Non ce l’ho fatta. Non vorrei prendermi nessun merito perché ho demolito il lavoro di alcuni che ci credono in quello che fanno, tanto da arrivare a fare un album con brani obiettivamente brutti. Non si tratta più di gusti, ma di buon senso. Tanto da far diventare “cattivo” pure anche uno come me, che potrebbe benissimo comprendere quanto è dura fare musica inedita. Ma c’è sempre una prima volta... E come dicevo all’inizio, fa veramente male quando le tue aspettative vengono deluse.

 

Guccini avrebbe detto “Cosa posso dirvi, andate fate...” e quindi chi sono io per dirvi di non ascoltare questo gruppo e questo album? L’unica cosa che posso fare io nella veste di recensore è quella di tentare di capire quanto può essere difficile fare qualcosa di innovativo. Spesso si fallisce, e questi purtroppo (e lo dico veramente con tristezza) hanno fallito molto, e male. Alla prossima... Sperando in tempi migliori.

 

 

 

TRACKLIST

1. The Doom That Came

2. Vermin

3. All Fall Down

4. Law Of The Burning

5. Marduk Kurios

6. I Am Pain

7. Loathed Be Thy Name

8. Above The Vaulted Sky

9. What Is The End

 

 

 

VOTO

5/10

 

"Vermin"

Pubblicata il 24 Maggio 2018

robin.reviews@hotmail.com

 

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