AVANTASIA - ''Moonglow'' (Steel on Fire - Metal Webzine)

AVANTASIA

ARTWORK

"MOONGLOW"

A cura di RocketTobi,

revisione di Giulia Fordiani

E fu così che arrivò “Moonglow”, il tanto atteso nuovo lavoro targato Avantasia, e si sa, quando parliamo di questo grande progetto abbiamo notevoli  aspettative, come del resto il genietto di Fulda Tobias Sammet ci ha da sempre abituati anche per tutto quello che riguarda gli Edguy. Sì, le attese dopo il precedente capolavoro “Ghostlight” erano veramente alte, allo stesso tempo c’era anche molta ansia perché le soluzioni non erano poi tante, correlate al fatto che fare di più avrebbe significato ascoltare qualcosa di veramente epico (che poi è proprio quello che ci si aspetta sempre da uno come Sammet), ma anche entrare in quel dubbio del “e se invece...” ci teneva per questi motivi un po' tutti sulle spine per paura di una delusione. E insomma, cosa è saltato fuori? Quali sono i pro e contro di questa nuova fatica targata Avantasia? E’ all’altezza del suo predecessore?


È sicuramente un buon album che contiene delle belle canzoni (perché non lo si può decisamente negare) la produzione è identica a quella alla quale Tobias Sammet e Sascha Paeth ci hanno ormai abituati, è pomposa, perfettamente bilanciata, ricca di sfumature, coinvolgente nella sua totalità. Quello che però traspare mentre lo si ascolta è che al suo interno sia presente una sorta di confusione, sembra scritto di fretta (anche se lui conferma il contrario), senza una precisa direzione, e principalmente lo si capisce anche dal fatto che in quasi tutti i brani traspare la componente Edguy  o forse, per meglio dire, il suo ruolo, quello solista. Troviamo delle scelte buone e altre decisamente fuori dall’ambito Avantasia che rendono l’ascolto discontinuo: non è infatti presente un reale apice che ci mantiene incollati come nei precedenti lavori. Regge quindi il confronto? Il “Let The Storm...” scende su di noi? Vedremo...


Il buon Tobias ha deciso di rivisitare tutte le sue influenze musicali cospargendole nell’opener “Ghost in the Moon”, un lungo brano dalle tinte operistiche, molto classiche, dal sound in stile Broadway, ricco di cori esagerati (nel senso buono del termine) e cambi di tempo. Si evolve forse in modo leggermente discontinuo perdendo un po' di quella magia iniziale, ma tende comunque a godere di un suo certo fascino e si lascia piacere fino alla fine. Andiamo a parlare subito di ospiti in particolar modo di due grandissime e spettacolari conferme: Parliamo di Geoff Tate (Queensryche/Operation-Mindcrime) ed Hansi Kursch (Blind Guardian). Il primo padrone incontrastato nei (per chi scrive) migliori episodi duettati con Tobi – nella profonda e passionale solo piano e voce “Invincible” e (in particolare) sull’epica e perfetta “Alchemy”, in entrambe Tate ci confeziona delle performance in puro stile Avantasia a dir poco mozza fiato, non lo si sentiva interpretare e scalare certe vette con tanta disinvoltura e intensità da anni. Mentre il secondo anche lui in grandissima forma, vola senza alcun problema su ottave più tipiche a Sammet, Hansi conferma di essere ancora capace di sovrastare tutto e tutti con la sua potente e caratteristica timbrica vocale ricca di sfumature, ma ahimè viene praticamente solo accennato in “Book Of Shallows” (brano che vede l’ingresso al microfono anche di Mille Petrozza (Kreator) efficace solo nell’entrata iniziale ma purtroppo non del tutto nell’evolversi della sua parte) e penalizzato in “The Raven Child” quella che poteva diventare una cannonata in puro stile “The Scarecrow P.II” se solo fosse rimasto lui il principale ospite, ma l’equilibrio celtico tinto di arpe, tamburi medievali e Metal melodico, viene interrotto dall’inserimento (se pur ben accettato) di Jorn Lande che crea una sorta di totale prevedibilità. La lunga traccia si protrae verso un finale che ricorda pienamente (appunto) “The Scarecrow” ma le strane linee vocali quasi forzate non le rendono giustizia, nonostante l’impegno e tutte le buone intenzioni di Jorn e Tobi di duellare il pathos non emerge del tutto. L’apparizione di Candice Night nella title track “Moonglow” ci riporta ad una “Lost in Space” rivoluzionata da un piacevole sound più ottantiano, la sua voce è cristallina come il suo notevole carisma che emerge all’istante. Il marchio Edguy in questo album è molto più presente e lo si può constatare in "Starlight", che sembra uscire direttamente da “RocketRide” per struttura e liriche. Ronnie Atkis è lontano dalle interpretazioni massicce Avantasiane di "Invoke the Machine", ed è palese che la traccia in questione funzionerebbe perfettamente con il solo Sammet come protagonista. Una ventata di carica positiva ce la regala “The Piper At The Gates Of Dawn” ha il compito di bilanciare finalmente gli animi di tutti, con del sano e ottimo Power Metal spinto da dei cori ruffiani che dal vivo ne saranno la chiave certa. Per più di 7 minuti i singers riportano tutto sulla giusta carreggiata, Ronnie Atkins, Jorn Lande, Eric Martin, Bob Catley & Geoff Tate solidi alleati del buon Sammet si scatenano su una performance convincente. Troviamo ancora un Eric Martin un po' "sprecato" nella cover "Maniac" comunque assolutamente ben riuscita, inserita dal Master Mind all’interno dell’album per via di alcune similitudini con il tema del concept (se così si può definire dato che in “Moonglow” le canzoni non sono legate tra loro). La magia di Michael Kiske riporta nuovamente su la situazione a conferma del fatto che solo lui si può permettere certe evoluzioni canore e in “Requiem For A Dream” la prospettiva cambia notevolmente. Il Power Metal come si è ben capito è ancora presente nelle vene di Tobias che cuce perfettamente melodie sognanti, l’eco dei migliori Helloween era “Keeper...” si fa strada senza trovare ostacoli, insieme a virtuosi assoli di basso e al pedale di Felix sempre tirato al massimo, rimaniamo tutti inevitabilmente felici e contenti. Non poteva mancare il momento di Bob Catley con l’arrivo di “Lavender”, e anche in questo caso ci si trova spiazzati cercando di capire se sia uno di quei brani che avrebbe potuto dare di più in altri contesti: si fa strada con un aspetto molto melodico, e su alcuni piacevoli arrangiamenti centrali che richiamano nuovamente le influenze operistiche di Tobias, ma si perde in un ritornello poco incisivo, decisamente lontano da ispirazioni alla “The story ain’t over”.


In conclusione: forse le aspettative erano veramente troppe o forse Tobias doveva prendersi un po più tempo e lasciare che l’effetto “Ghostlight” lo portasse verso una maggiore consapevolezza, fatto sta che questo nuovo album suona in un certo senso superfluo, o, visto sotto alcuni punti di vista, “Moonglow” sembra quasi suonare con un approccio più da solista. I pro: Tobias Sammet canta veramente bene e per la prima volta riesce a contenere il divario tecnico degli ospiti (chissà per quale motivo...), Geoff “Dio” Tate, Eric Martin, Michael Kiske, Candice Night ed Hansi Kursch salvano a loro egregio modo le sorti dell’intero lavoro e vorremo sapere il perchè li abbia sfruttati così poco (in particolar modo l’ultimo citato), la produzione sempre eccelsa. I Contro: L’ormai ahimè prevedibilità di Jorn Lande, la poca incisività dei restanti ospiti (Ronnie Atkins?? Mille Petrozza??) che sembrano quasi in ombra, ed infine il fatto che non ci sia un vero e proprio apice che faccia urlare al miracolo. Ci piace sì, ma da Tobias Sammet ci si aspetta decisamente ben altro, comunque lo abbiamo gia perdonato.


Lineup:

Tobias Sammet (Voce, Basso, Tastiere)

Sascha Paeth (Chitarra, Basso, Tastiere)

Michael Rodenberg (Tastiere, Orchestrazione)


Musicisti Ospiti:

Mille Petrozza (Voce nella traccia 2)

Hansi Kürsch (Voce nelle tracce 2 e 4)

Jorn Lande (Voce nelle tracce 2, 4 e 8)

Ronnie Atkins (Voce nelle tracce 2, 5 e 8)

Candice Night (Voce nella traccia 3)

Geoff Tate (Voce nelle tracce 6, 7 e 8)

Bob Catley (Voce nelle tracce 8 e 9)

Eric Martin (Voce nelle tracce 8 e 11)

Michael Kiske (Voce nella traccia 10)

Nadia Birkenstock (Arpa celtica)

Oliver Hartmann (Chitarra, Cori)

Felix Bohnke (Batteria)



TRACKLIST

1. Ghost In The Moon

2. Book Of Shallows

3. Moonglow

4. The Raven Child

5. Starlight

6. Invincible

7. Alchemy

8. The Piper At The Gates Of Dawn

9. Lavender

10. Requiem For A Dream

11. Maniac

Bonus Track

12. Heart




VOTO

7/10


BAND

"Moonglow"

Pubblicata il 12 Marzo 2019

PER SOSTENERCI

NEWS: robin.reviews@hotmail.com

REVIEWS: redazione@steelonfire.it

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

by Robin Bagnolati