AUSTRAL - ''Patagonia'' (Steel on Fire - Metal Webzine)
TITOLO

A cura di Cris Walls

Sembra quasi di udire in lontananza la narrazione impostata di National Geographic: “la Patagonia è una delle “regioni” più estese del mondo ed anche per questo, una delle più ricche e polimorfe dal punto di vista paesaggistico, climatico ed ambientale”. Così, per evitare di smarrirsi nella steppa, tra i ghiacci o ai piedi di un vulcano, i cileni Austral hanno intrapreso la loro avventura muniti di una bussola musicale che punta dritta agli Slayer, ai Testament ed ai Sepultura di “Chaos A.D” e “Roots”. Dopo un Ep “Emerge”, che risale a sette anni fa, l’epicentro musicale degli Austral si è stabilizzato intorno ad una manifesta matrice etnica, avvalorata dall’uso dello spagnolo e di qualche espressione dialettale indigena, mirata a conferire maggiore credibilità e coinvolgimento al compimento dell’ascensione artistica. Essa può adesso mostrarsi finalmente, proprio grazie a “Patagonia”, concept album dedicato alle popolazioni della parte meridionale dell’America latina e, segnatamente, della cultura Selknam.


Sotto il profilo tecnico la band è irreprensibile e sviluppa le proprie trame “etno-thrash” mediante un lavoro efficace della chitarra di Mario Gonzalez, profonda e circolare quando si tratta di fendere l’aria con i riff, sia nei momenti in cui bisogna infondere melodia ed armonia, ora con ritagli acustici, ora con assoli talvolta brevi ma sempre gustosi. La sezione ritmica può contare sul drumming plastico di Luis Gonzalez e sul basso vibrante di Juan Francisco Contreras. Davvero intensa e cangiante si insinua la voce del cantante e percussionista Andrè Calavera (occhio ai refusi, perché il passo per arrivare ai “due fratelli brasiliani” non è poi così lungo, eh eh), autentico valore aggiunto nella cifra totale della combinazione.


Patagonia” si apre con “Kloketen”, dall’incipit terremotante, un’irruzione vocale rauca e grezza che si incupisce nel ritornello di agevole metabolizzazione ed un accompagnamento tribale, con tanto di tamburi, fiati e giochi di chitarra. La successiva “Caceria” presenta un incedere regolare e melodico, con vocals più morbide ed un mood ancestrale da “brivido caldo”. La terza traccia “Mestizaje” è intrisa di elementi folk ed autoctoni con il suo invito danzante che porta l’ascoltatore ad entrare in simbiosi quasi mistica con i riti dei nativi. “Newen” è l’ipnotica affabulazione cultuale delle iniziazioni dei Selknam, con un bellissimo dialogo finale fra chitarre ed ottoni. Atmosfere pluviali, umidicce che impongono una sosta dell’anima con “Yague”, dolce ballata condotta e modellata dal cantato oltremodo emotivo. Il brusco risveglio con “Almas en Castigo” è un tributo al dolore che tuttavia, forse proprio per questo, si trascina forzatamente, perdendo un pochino di smalto e spontaneità. Fortunatamente le sorti del disco si risollevano immediatamente con la settima traccia, ”Ignorancia”, che stavolta va a sondare sotto forma di ballata etnica, le anime, l’ampiezza e gli umori della Pampa argentina. La segue a ruota “Naturaleza”, un altro episodio appunto “naturalistico” dai marcati tratti onirici. Ma quando inizia “Exterminio”, la nona canzone, mutano il luogo ed i tempi dell’azione, riprende l’assalto a suon di ritmiche a compressione, cori violenti ai limiti dell’hardcore, prima di una giravolta acustica davvero indovinata. La title track, brano strumentale con tanto di traccia fantasma, posta a sigillo del disco, suona quasi come una invocazione finale alle divinità affinché preservino un patrimonio culturale che nel passato è stato continuamente messo a repentaglio dalla bramosia volgare di conquista e dal bieco esercizio del potere di uomini senza scrupoli.


Questo disco è una sorta di documentario sonoro capace di evocare immagini e rumori di un mondo in cui il tempo sembra essere davvero sospeso. I miti, le leggende, i sacrifici e l’onore di popoli primitivi, uniti nella custodia di un territorio fieramente incontaminato. Gli Austral hanno confezionato un prodotto genuino, che pur palesando le proprie influenze, riscatta e rivendica un importante spessore musicale con idee semplici ma significative. Prova ne sia, l’equilibrio felicemente creato fra l’aggressività del verbo metallico e l’agilità frugale degli inserti tribali che ci fanno preferire questi quattro ragazzi cileni, di gran lunga rispetto alle solite uscite tutte “mura del suono”, blast beat a sfinimento e “break” esausti come l’olio di frittura di certuni fast food metropolitani.



TRACKLIST

1. Kloketen

2. Caceria

3. Mestizaje

4. Newen

5. Yague

6. Almas En Castigo

7. Ignorancia

8. Naturaleza

9. Exterminio

10. Patagonia



VOTO

7,5/10


BAND

"Kloketen"

Pubblicata il 26 Agosto 2019

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